In Venezuela la rete ha battuto la tv. Le più importanti notizie sul gravissimo terremoto che ha sconvolto il Paese sudamericano, le lacrime, la disperazione dei superstiti in attesa di aiuto, sono state raccontate dai giornalisti sui social, soprattutto Instagram e X, non dalla tv di stato, molto attenta solo a lanciare messaggi rassicuranti di calma e unità nazionale. La ragione è duplice: da un lato la velocità delle piattaforme, dall'altro la linea editoriale della televisione pubblica, praticamente controllata dal governo.

Mentre il canale nazionale, Vtv, Venezolana de Television, si è limitato per ore a trasmettere in loop le dichiarazioni dei leader, dalla presidente Delcy Rodriguez, ai vari ministri, assicurando che si stava facendo tutto il possibile, decine di freelance, armati di telecamerina o solo di cellulare hanno raccontato, praticamente in diretta a tutto il mondo, la tragedia della gente di La Guaira, lo stato dove il sisma ha mietuto più vittime.

Immediatamente dopo le scosse, il web è stato invaso dai video registrati da singoli cittadini, mentre fuggivano dalle loro case, o in aeroporto, travolti dai calcinacci. Come capita sempre, in occasione di grandi catastrofi, nelle prime ore il protagonista è stato il cosiddetto 'citizen journalism': ogni testimone diretto, ha acceso il proprio telefono per riferire cosa stava vivendo, trasformandosi in cronista. Ma subito dopo, sono entrati in campo loro, questi giornalisti indipendenti, spesso giovanissimi. Casco in testa, a bordo di piccole moto, sono arrivati molto prima dei soccorsi.