di
Matteo Fontana
Il «Bruce Chatwin» veronese di 50 anni racconta: «Appena posso parto e compro biglietti di sola andata, poi mi sposto: è cosi fin da bambino». Ora racconta la sua esperienza in un libro
Una vita in viaggio. Da un angolo del mondo all’altro, per esplorare anime e città. Lui si chiama Alessandro Cametti, ha 50 anni ed è il Bruce Chatwin di Verona. Come il viandante-scrittore inglese, Cametti visita paesi e luoghi con spirito di avventura. E tutto, per lui, è costruito attorno a quella che è più di una passione: «Appena posso, parto», dice. E sulla sua mappa, allora, ci sono luoghi lontani da guardare non con l’occhio del turista ma del poeta con addosso lo zaino: «Dal Borneo (nella foto, ndr) alla Malesia, da Singapore al Brunei. E poi il Sudamerica, la Thailandia, il Marocco, Panama…», racconta, e l’elenco è lungo.
Quando Alessandro, per tutti il «Cametz», comincia a parlare dei luoghi in cui è stato, entri già in una dimensione colma di storie da realismo magico: «L’ispirazione a viaggiare l’ho avuta fin da bambino. Mio papà Carlo mi faceva vedere le diapositive dei posti in cui era stato da ragazzo. Avevo 5 anni e sognavo con quelle immagini, così presto imparai a usare l’apparecchio per proiettarle da solo». Il viaggio del Cametz è cominciato così, per dopo riempirgli il bagaglio di rotte e cartine: «Io non organizzo soste, non prenoto alberghi – spiega –: prendo il biglietto per raggiungere la destinazione e poi lì parto, non c’è una meta. Soltanto la strada da seguire». Lungo quella strada, gli incontri che conquistano: «Penso a Franklin, conosciuto in Colombia. Lui salva gli animali, tartarughe, bradipi, pappagalli, che stanno male o che sono cacciati dai trafficanti: li protegge, li cura, li libera», sorride Alessandro, che ama anche dipingere, con i suoi quadri che si possono vedere sul sito www.cametz.com.








