Roma, 26 giu. (askanews) – Nel Lazio il prezzo del latte alla stalla non può fermarsi al riferimento base definito per il Nord Italia, ma deve tenere conto del differenziale territoriale di almeno 2 centesimi al litro. Un valore legato ai maggiori costi di produzione sostenuti dagli allevatori laziali, dovuti ai diversi fattori produttivi, alla logistica, alla stagionalità e alle specificità del mercato regionale. L’eccesso di caldo sta aggravando questa situazione, tanto che in questi giorni, la produzione per capo, è scesa anche di tre litri.
“E’ necessaria una convocazione urgente del tavolo regionale – spiega il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri – con le principali industrie di settore: Centrale del Latte di Roma e Fattoria Latte Sano, al fine di definire il miglior prezzo possibile per il latte prodotto nella nostra regione, riconoscendo il differenziale Lazio e la dignità del lavoro degli allevatori. Un confronto che dovrà tenere conto del nuovo quadro nazionale e della progressività prevista nei prossimi mesi. Auspichiamo che questa volta Fattoria Latte Sano partecipino al tavolo con proposte realistiche”.
Un ruolo decisivo spetta anche alle cooperative, che in questa fase “non possono accettare un prezzo ancorato al solo riferimento base – conclude Granieri – Il comparto sta attraversando un periodo delicato, aggravato dalla siccità, dal rincaro energetico e dall’aumento dei costi di produzione. A fronte di spese maggiori, gli allevatori oggi producono molto meno”.







