di
Elena Meli
Al Lacor Hospital di Gulu, il personale si sta attrezzando per essere pronto a qualsiasi scenario. Primo, l'inventario delle scorte: dispositivi di protezione, termometri, disinfettanti. Poi, la mappatura del percorso dei pazienti e dei campioni prelevati in laboratorio e la riattivazione dell'unità di isolamento. Qui l'epidemia colpì duramente nel 2000. Ed è necessaria per proteggere tutti, anche noi
L’epidemia di Ebola nell’Africa subsahariana non si ferma: l’epicentro resta nella Repubblica Democratica del Congo, dove si sono da poco superati i mille casi, ma è stato accertato il primo caso al di fuori del continente (un medico rientrato in Francia il 24 giugno da una missione umanitaria in Congo) e così i Paesi limitrofi si preparano ad affrontare l’emergenza. È il caso della confinante Uganda, dove ci sono 20 casi confermati del virus Ebola Bundibugyo e dove nel Nord del Paese il Lacor Hospital di Gulu, uno dei maggiori ospedali no profit dell’Africa equatoriale sostenuto da Fondazione Corti, si sta attrezzando per essere pronto a qualsiasi scenario. Uno sforzo lodevole, perché contenere un’epidemia in aree difficili significa non dover temere nulla altrove e proteggere tutti, anche noi.






