La nostra scuola non deve nascondersi dietro il dito di una globalizzazione formativa che ammette tutto e il contrario di tutto nel nome di un multiculturalismo che sradica il sentimento di appartenenza alla propria storia
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Finalmente il coraggio di pensare e volere una scuola che insegni con orgoglio da dove veniamo e quali passi fare per migliorare il nostro cammino verso il futuro. Capisco che, questa, possa sembrare una frase impregnata di retorica, ma se fosse davvero così non avremmo bisogno di ripensare a come studiare, a come rivedere i programmi scolastici, a come formare i docenti. Nel testo del ministero della Pubblica Istruzione c'è una sottolineatura decisiva: «Rafforzare la consapevolezza dell'identità e realizzare la rivoluzione delle materie Stem».Innanzitutto, la nostra scuola non deve nascondersi dietro il dito di una globalizzazione formativa che ammette tutto e il contrario di tutto nel nome di un multiculturalismo che sradica il sentimento di appartenenza alla propria storia e alla propria tradizione, Tanto più conosciamo le nostre radici e siamo consapevoli della nostra identità, fatta inevitabilmente di luci e di ombre, tanto maggiore sarà la sicurezza con cui ci sentiremo aperti nell'accogliere le differenze, nel confrontarci con altre vicende umane senza timore di venire sopraffatti, colonizzati, annientati. Nell'amare le proprie tradizioni e ritenerle fondanti non vi è nulla di regressivo, reazionario, ma è la condizione autentica per aprirsi allo sviluppo, al nuovo, al progresso con la sicurezza di avere una memoria storica che consenta di guardare avanti senza velleitarismi, senza abdicare alla propria tradizione.







