Gianni Alemanno è di nuovo un uomo libero: per lui si è appena chiusa l’esperienza del carcere di Rebibbia, dove è finito per una condanna relativa a traffico di influenze. Per un gioco del destino, l’ex sindaco di Roma è stato detenuto nella stessa cella in cui era finito da ragazzo nel 1982. Oggi, dopo la galera, Alemanno pone l’accento sulle condizioni dei detenuti e sulla necessità di migliorarne la vita.

Alemanno nella stessa cella di 40 anni fa

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Alemanno nella stessa cella di 40 anni fa“Da giovane, a 20 anni, per una questione di militanza giovanile ero stato in carcere e mi sono trovato nello stesso carcere, nello stesso reparto e casualmente nella stessa identica cella in cui stavo 40 anni prima”. Così ha raccontato Gianni Alemanno a Diretta Radio24.All’epoca Alemanno venne incarcerato per aver lanciato una molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica a Roma, ma poco dopo venne prosciolto dall’accusa.ANSANella foto: Gianni Alemanno mentre lascia il carcere di Rebibbia di Roma, 24 giugno 2026.E dopo così tanto tempo, la situazione è completamente cambiata: “Quando ci sono stato quaranta anni fa, Rebibbia era uno studentato lindo, pulito e semideserto praticamente, con celle quasi vuote”.Tanto che all’epoca a Gianni Alemanno venne assegnata una cella singola. Oggi la situazione è diversissima: “Adesso è il delirio, per un sovraffollamento che sta per giungere ai limiti massimi”.L’ex sindaco di Roma ha ricordato come “l’Italia rischia di essere anche sanzionata” per via del sovraffollamento carcerario “dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per il reato di tortura e condizioni inumane“.