La Corte Suprema degli Stati Uniti ha inflitto un duro colpo alle migliaia di cause intentate contro Bayer, proprietaria del marchio Roundup, il diserbante a base di glifosato da anni al centro di un acceso dibattito scientifico e giudiziario. La decisione dei giudici riguarda un aspetto giuridico molto specifico: secondo la Corte, l'azienda non può essere ritenuta responsabile per non aver inserito sull'etichetta un avvertimento sul rischio di cancro se tale avvertenza non è richiesta dall'Environmental Protection Agency (EPA), l'agenzia federale americana che valuta la sicurezza dei pesticidi. Una sentenza che potrebbe ridurre drasticamente il numero di nuovi contenziosi negli Stati Uniti, ma che non equivale a una dichiarazione di innocuità del glifosato. La domanda che molti si pongono è quindi un'altra: che cosa sappiamo davvero oggi sui possibili rischi per la salute?

Che cos'è il glifosato

Il glifosato è un erbicida ad ampio spettro, tra i più utilizzati al mondo, impiegato per eliminare le erbe infestanti in agricoltura, ma anche nella manutenzione di aree verdi, bordi stradali e infrastrutture. Introdotto negli anni Settanta, agisce bloccando un enzima essenziale per la crescita delle piante, assente nell'uomo e negli animali. La sua ampia diffusione è legata all'efficacia, al costo contenuto e all'impiego nelle coltivazioni convenzionali, in particolare prima della semina o del raccolto in alcune produzioni. Proprio perché così largamente utilizzato, è da anni al centro di un intenso dibattito scientifico e regolatorio sui possibili effetti per la salute umana e per l'ambiente.