La montagna è grande e può essere di tutti: margari e lupi. Ma il tema della convivenza tra attività zootecnica e presenza del predatore è al centro del dibattito in Piemonte. Nei giorni scorsi, a Torino, le associazioni degli allevatori Ara Piemonte, Adialpi e il Comitato Salvaguardia allevatori del Verbano, che rappresentano oltre 6 mila allevatori piemontesi, hanno incontrato l’assessore regionale all’Agricoltura Paolo Bongioanni per chiedere misure più efficaci nella gestione del predatore che, da quest’anno, con il declassamento europeo, può essere abbattuto, in numero ovviamente limitato e solo a determinate condizioni. Oltre 1500 attacchi in Piemonte Da anni il lupo è tornato a popolare stabilmente le Alpi occidentali e la sua presenza è ormai una costante lungo tutto l’arco montano cuneese, dalle valli Po, Varaita e Maira fino a quelle del Monregalese. Secondo gli allevatori, però, l’aumento degli esemplari sta rendendo sempre più difficile l’attività di chi vive e lavora in montagna. Al centro dell’incontro in Regione ci sono stati proprio i danni provocati dalle predazioni. Le associazioni sottolineano che i capi predati in Piemonte sono passati dai 260 del 2015 a oltre 1.500 nel 2023 e che la popolazione di lupi in Piemonte supera ormai le mille unità, come nell’intera Francia. «Non si tratta esclusivamente degli animali uccisi dal lupo - spiega il presidente di Adialpi e margaro in valle Po, Giovanni Dalmasso -. Dietro ogni attacco ci sono conseguenze molto più ampie che spesso non emergono nelle statistiche. Lo stress provocato dagli attacchi o dalla continua pressione dei lupi sui pascoli, infatti, può avere ripercussioni sulla salute del bestiame. Bovini e ovicaprini tendono a disperdersi, a dimagrire o a modificare le proprie abitudini di pascolo, con conseguenze economiche che non sempre vengono compensate dagli indennizzi previsti per le predazioni accertate». Il declassamento dello status del predatore Il Piemonte conta oltre 300 mila ettari di pascoli montani sui quali vengono allevati circa 165 mila bovini e 100 mila capi ovini e caprini. Un patrimonio che si regge sul lavoro di più di mille famiglie di margari e pastori. La transumanza, riconosciuta dall’Unesco come Patrimonio culturale immateriale dell'umanità, rappresenta non soltanto un’attività economica, ma anche uno strumento fondamentale per la manutenzione del territorio e la prevenzione dell’abbandono delle aree montane. Per questo motivo le associazioni chiedono un cambio di passo. «La situazione è diventata difficilmente sostenibile per molte aziende - sottolinea Dalmasso -. Gli allevatori continuano a fare la propria parte, ma servono interventi concreti che consentano di tutelare il lavoro in alpeggio e garantire la permanenza delle attività zootecniche in montagna». Fra le richieste avanzate ci sono l’avvio immediato di un piano straordinario di contenimento della specie, la rimozione degli esemplari ritenuti pericolosi o responsabili di ripetute predazioni e una maggiore possibilità di utilizzare strumenti di dissuasione diretta. Le associazioni richiamano inoltre il recente declassamento dello status del lupo da «strettamente protetto» a «protetto» nell’ambito della Convenzione di Berna, elemento che, a loro giudizio, potrebbe consentire una gestione più flessibile del fenomeno.
In Piemonte si potranno abbattere 23 lupi, a determinate condizioni
La Regione Piemonte lancia un piano per abbattere fino a 23 lupi. Ma gli allevatori protestano per i limiti del provvedimento: "Rischio che non cambi null…






