Un’indagine del Servizio Europeo per l’Azione Esterna e del Centro ucraino per il contrasto alla disinformazione afferma di aver rilevato oltre 500 episodi di interferenza informativa tra il 2025 e il 2026
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L’allargamento dell’UE verso l’Europa orientale continua a rappresentare uno dei principali dossier strategici del continente. In questo scenario, il percorso di adesione dell’Ucraina non sembra svilupparsi esclusivamente sul piano politico, economico e normativo, ma è accompagnato da una sempre maggiore competizione nel dominio informativo. Un rapporto congiunto pubblicato il 23 giugno 2026 dal Servizio Europeo per l’Azione Esterna (EEAS) e dal Centro ucraino per il contrasto alla disinformazione evidenzia come le attività d’influenza ostile e le operazioni di manipolazione dell’informazione siano divenute una componente strutturale del confronto geopolitico legato al futuro europeo di Kiev. Il documento analizza le modalità attraverso cui campagne coordinate di comunicazione strategica e disinformazione cercano di incidere sulla percezione pubblica dell’integrazione ucraina all’interno delle istituzioni europee.Cosa sappiamoSecondo il rapporto, tra gennaio 2025 e maggio 2026 sono stati monitorati circa 500 episodi riconducibili a fenomeni di interferenza informativa e manipolazione dello spazio mediatico, dei quali almeno 80 direttamente collegati al percorso di adesione dell’Ucraina all’Unione Europea. Le analisi condotte dagli esperti europei hanno individuato una significativa convergenza narrativa tra i media statali russi e una rete di piattaforme, portali e soggetti apparentemente indipendenti che contribuiscono alla diffusione e all’amplificazione di messaggi coerenti con gli interessi strategici di Mosca.L’analisi descrive tali attività come parte integrante di un approccio multidimensionale alle operazioni ibride, nel quale la dimensione cognitiva assume un ruolo centrale. L’obiettivo attribuito a queste campagne sarebbe quello di influenzare il dibattito pubblico, generare sfiducia nelle istituzioni e ridurre il consenso politico e sociale verso l’integrazione europea dell’Ucraina. Nel documento si sottolinea inoltre come la prospettiva di una Ucraina stabile, sovrana e progressivamente integrata nelle strutture euro-atlantiche rappresenti un elemento di rilevanza strategica per gli equilibri regionali dell’Europa orientale.Narrazioni differenziate e segmentazione dell’audienceUno degli aspetti più rilevanti emersi dall’indagine riguarda l’elevato livello di personalizzazione delle campagne informative. Gli autori del dossier evidenziano come i messaggi vengano adattati alle specificità politiche, culturali ed economiche dei diversi Paesi destinatari.Nello scacchiere ucraino, le principali narrazioni individuate tendono a mettere in discussione la compatibilità tra Kiev e Bruxelles, alimentando dubbi sulla convenienza dell’integrazione europea o sostenendo presunti interessi divergenti tra l’Ucraina e gli Stati membri. Nel contempo , nei Paesi dell’Unione vengono promossi contenuti calibrati sulle sensibilità nazionali: in alcuni casi si enfatizzano gli effetti economici del sostegno a Kiev, mentre in altri si insiste su presunte criticità legate alla governance, alla trasparenza amministrativa o ai costi dell’allargamento.L’analisi segnala inoltre il ricorso a temi storici particolarmente sensibili per le relazioni regionali. Un caso citato riguarda la strumentalizzazione delle controversie legate agli eventi della Volinia e della Galizia orientale durante la Seconda guerra mondiale. Secondo gli estensori del rapporto, tali vicende sarebbero state utilizzate per amplificare tensioni tra Ucraina e Polonia attraverso una tecnica definita “agenda hijacking”, ovvero l’appropriazione di questioni reali e storicamente complesse allo scopo di orientare il dibattito pubblico verso dinamiche conflittuali e polarizzanti.La risposta istituzionale europea e il rafforzamento della resilienza informativaIl documento conclude evidenziando la necessità di una cooperazione più stretta tra le istituzioni europee e ucraine nel settore della sicurezza informativa. Tra le misure considerate prioritarie figurano il potenziamento della comunicazione strategica, una maggiore trasparenza sui processi di integrazione europea, il monitoraggio tempestivo delle attività di interferenza esterna e il rafforzamento del coordinamento con le principali piattaforme digitali internazionali.Gli autori sottolineano inoltre l’importanza di sviluppare strumenti condivisi per l’identificazione delle reti di influenza, la tracciabilità delle campagne di manipolazione e l’adozione di eventuali misure restrittive nei confronti degli attori coinvolti in operazioni di disinformazione transnazionale.







