di
Valentina Rorato
L'utilizzo di chatbot per consulenze psicologiche è aumentato di oltre il 40% tra i ragazzi nell’ultimo anno. Chi lo fa non lo dice a nessuno: l'anonimato azzera la vergogna e la paura di deludere le aspettative
«Perché mi sento così solo? Come faccio a superare l'ansia per la scuola? Cosa c'è di sbagliato in me?». Sono alcune delle tante domande sulla salute mentale che i nostri figli fanno all'Intelligenza artificiale. A svelarlo è uno studio condotto dai ricercatori della RAND, della Harvard Medical School, dell'Harvard Pilgrim Health Care Institute e di istituzioni affiliate, e pubblicato su JAMA Pediatrics, che dimostra che l'utilizzo di chatbot per consulenze psicologiche è aumentato di oltre il 40% nei più giovani nell’ultimo anno.
I risultati La ricerca rivela che il 19,2% di un campione di più di mille giovani di età compresa tra i 12 e i 21 anni ammette di aver utilizzato ChatGPT, Gemini, Character.AI e Meta AI per chiedere consigli o aiuto quando si sentiva triste, arrabbiato, nervoso o stressato. Questa percentuale è in aumento rispetto al 13,1% rilevato in un'analoga indagine RAND condotta un anno prima. «È un dato sconfortante, perché ci si aspetterebbe che i giovani avessero relazioni di supporto tali da farli sentire a proprio agio e incoraggiati a chiedere aiuto a chi li circonda», commenta Ryan McBain, ricercatore senior in politiche pubbliche della RAND e autore principale dello studio.Nel 2023, il 40% degli studenti delle scuole superiori ha dichiarato di sentirsi così triste o disperato da non riuscire a svolgere le proprie attività abituali. Tuttavia, l'accesso alle cure per la salute mentale è ostacolato da diversi fattori, tra cui i costi elevati e la scarsità di professionisti del settore. Nel 2024, il 15% dei ragazzi tra i 12 e i 17 anni ha avuto un episodio depressivo maggiore, eppure circa il 40% di loro non ha ricevuto alcun trattamento per la salute mentale.






