Soprattutto di notte molti, moltissimi, adolescenti parlano, si confidano, stringono una relazione emotiva con un chatbot basato sull’intelligenza artificiale. Solo in America, come riporta il New York Times, il 72% degli adolescenti ha utilizzato chatbot con AI (Intelligenza Artificiale) per trovare compagnia (fonte Common Sense Media) e oltre 5,2 milioni di ragazzi hanno cercato un supporto emotivo o un sostegno riguardo tematiche di salute mentale trovando nell’IA un «amico» sempre disponibile e pronto a dare consigli a qualsiasi ora e su qualsiasi tema. Come è accaduto per Adam Raine, il sedicenne californiano che si è tolto la vita con i consigli dell'IA.

«La notte ha sempre avuto un significato particolare, anche quando non c’era internet - spiega Matteo Lancini, psicologo, psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro, autore di "Chiamami adulto" (Raffaello Cortina Editore) -. Per l’adolescente è da sempre un momento delicato, da esplorare, in cui viene affrontato il buio, ovvero le paure, quelle che da bambini portavano a dormire con la luce accesa o a rifugiarsi nel lettone dei genitori per cercare un po’ di conforto. La notte è anche un processo separativo, che ha a che fare con l’addormentamento, il lasciarsi andare, che poi è l’esperienza più vicina alla morte che tutti noi facciamo quotidianamente».