di
Nicolò Franceschin
Il racconto di «Cacau», l'uomo che portò il piccolo Vini al Flamengo, dando inizio alla sua carriera: «Sognava la Nazionale e di affrontare Cristiano Ronaldo»
«Per stargli dietro e poterlo fermare serve il motorino», si ripetevano anni fa i genitori nei campi di Rio de Janeiro, osservando un ragazzo che sembrava volare rispetto ai loro figli. Probabilmente avranno pensato lo stesso i difensori scozzesi, incapaci di frenare il talento di quel bambino, diventato ormai un campione, che indossa la 7 del Brasile. «Vinicius non è cambiato, faceva impazzire gli avversari già da piccolo», ricorda Carlos Eduardo Abrantes, per tutti «Cacau», scopritore della stella del Real Madrid.«Era molto timido, il pallone era la sua possibilità di esprimersi». Vini nasce a São Gonçalo, comune di Rio. Il calcio lo salva dalla criminalità e gli offre una prospettiva oltre alla povertà di quelle strade. Della sua crescita si occupa la mamma, perché il padre è spesso a San Paolo: «Faceva parte di un’azienda di installazione di reti internet, fu costretto a trasferirsi per poter lavorare». Ed è proprio grazie al papà che Cacau scopre il giovane talento e riesce a portarlo al Flamengo: «Fu lui a parlarmi delle sue qualità. “Devi vederlo”, mi ripeteva. Aveva un talento fuori dal comune». A sei anni il piccolo Vini entra in una scuola calcio rossonera: «La squadra del cuore di tutta la sua famiglia».










