Rumors sui francesi al 29,9%. La mossa in ottica difensiva verso le nozze con Mps

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Continuano a muoversi le pedine del risiko bancario. Il gruppo francese Credit Agricole, primo azionista del Banco Bpm, secondo indiscrezioni non smentite sarebbe già salito tra partecipazioni e derivati al 29,9% del gruppo guidato da Giuseppe Castagna, appena prima la soglia d'Opa. Una mossa che non è passata inosservata a Palazzo Chigi, da sempre attento a preservare la sovranità nazionale sul risparmio degli italiani. Piazza Meda, del resto, ha il controllo di Anima, gruppo dei fondi che custodisce 200 miliardi di euro di risparmi italiani. Ed è difficile venga accettato che un gruppo straniero possa assumerne il controllo. Sta di fatto che la mossa francese non è certo una sorpresa, dopo che la Banca centrale europea aveva autorizzato l'istituto a salire fino al 29,9%.L'Offerta pubblica di acquisto e scambio di Intesa Sanpaolo è stata la miccia che ha spinto l'Agricole ad abbandonare la consueta cautela per tutelare la propria presa sul Bpm. Il blitz firmato dal ceo di Intesa Carlo Messina ha portato su un versante ripido il progetto di nozze con Mps-Bpm. Il rischio per l'istituto guidato da Giuseppe Castagna ora è di finire nel mirino di Unicredit (anche se l'ad Andrea Orcel nega interessi), per cui il Credit Agricole ha deciso di blindare Piazza Meda: come dire, senza un accordo che vada bene al socio francese nessuno può scalare Bpm. Difficile che questo possa avvenire con l'istituto guidato da Orcel, che ha annunciato di non voler rinnovare il contratto di fornitura con i fondi di Amundi, che sono la casa-prodotto di Credit Agricole. Ma è pur vero che gli affari sono affari e un dialogo in tal senso potrebbe essere riallacciato nel caso ci fossero aperture da Parigi. Il rafforzamento francese avviene anche in ottica Mps, nell'ipotesi - al momento sfavorita - di riuscire a realizzare il progetto di fusione tra pari. In quello scenario, facendo una stima basata sulla quotazione dei due titoli di ieri, il Credit Agricole salirebbe oltre il 12% del nuovo gruppo, divenendo in questo modo il primo azionista di una realtà combinata che contiene non solo Anima, ma anche la principale merchant bank italiana, Mediobanca, e la partecipazione di riferimento in Generali. Un mix esplosivo anche a livello politico, che se assumesse una qualche concretezza non potrebbe lasciare inerte il governo, che anche per queste ragioni non si è accostato con ostilità all'avanzata di Intesa Sanpaolo su Mps.