<p>C’è un attore che, nella prima fase del <strong>risiko bancario italiano</strong>, ha scelto di muoversi con grande prudenza.

Il <strong>Crédit Agricole</strong> non ha lanciato <strong>offerte pubbliche</strong> e non ha cercato lo scontro frontale con gli altri protagonisti del sistema finanziario.

Ha però continuato a tessere una tela di relazioni sempre più solida con le istituzioni italiane, a partire dal <strong>ministero dell’Economia</strong>, e a presidiare i dossier più sensibili. </p> <p> </p> <p> </p> <p>Negli ultimi 18 mesi insomma la <strong>banca francese</strong> non è rimasta ferma.

Lo dimostrano l’appoggio fornito alla scalata <strong>Montepaschi</strong>-<strong>Mediobanca</strong>-<strong>Generali</strong> nelle assemblee di Siena e di Piazzetta Cuccia attraverso la controllata attiva nel risparmio gestito <strong>Amundi</strong> e il graduale rafforzamento in <strong>Banco Bpm</strong>, considerata sempre di più una <strong>partecipata strategica</strong>. </p> <p> </p> <h2>Il rafforzamento della governance in Banco Bpm</h2> <p>E oggi molti si aspettano un <strong>cambio di passo</strong>.

Il primo segnale concreto è arrivato con il rafforzamento della presenza francese nel consiglio di <strong>Banco Bpm</strong>.