In modo simile alle lingue umane, anche i dialetti dei capodogli del Mediterraneo si evolvono nel tempo. A raccontarlo è uno studio di un team di ricerca internazionale guidato dall'Università di St. Andrews, secondo cui appunto questi giganti del mare comunicano tra loro, tramandando di generazione in generazione tradizioni vocali che possono evolversi con il tempo in nuovi richiami, pur conservando la memoria di quelli passati. I dettagli sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of the Royal Society B.I capodogli del MediterraneoI capodogli (Physeter macrocephalus), ricordiamo in breve, sono presumibilmente entrati per la prima volta nel Mediterraneo circa 20 mila anni fa e da allora si sono diffusi a partire dallo Stretto di di Gibilterra fino a stabilirsi in tutto il bacino. Oggi la popolazione di capodogli è geneticamente isolata da quelle degli altri oceani ed conta poche migliaia di esemplari. Le dimensioni ridotte della popolazione, insieme alle minacce rappresentate dalle reti da pesca e dalle collisioni con le navi, rendono questa specie a rischio di estinzione. Come vi abbiamo già raccontato, inoltre, i capodogli emettono vocalizzazioni sociali chiamate code, brevi sequenze di clic utilizzate per riconoscersi e identificarsi come appartenenti a gruppi culturali più ampi, chiamati clan vocali. Fino a poco tempo fa si pensava che tutti i capodogli del Mediterraneo appartenessero allo stesso clan, identificato da un unico tipo di coda, costituito da tre clic seguiti da una pausa prima del quarto e ultimo clic, in uno schema che gli esperti definiscono uno "3+1".Il nuovo dialettoAnalizzando 20 anni di registrazioni acustiche, tuttavia, gli autori del nuovo studio hanno scoperto che i gruppo di capodogli che vivono nel Mediterraneo orientale, intorno alla Fossa Ellenica, producono una forma distinta e più veloce di questo schema "3+1" rispetto ai capodogli che vivono nel bacino occidentale, intorno alle Isole Baleari. Un dato ancor più interessante è emerso quando i ricercatori hanno notato che, in alcune occasioni, i gruppi orientali tornavano alla versione più lenta del dialetto occidentale, suggerendo quindi di riuscire a ricordare e utilizzare entrambi i dialetti. "Questi risultati delineano un quadro della storia dei capodogli che vivono nel Mediterraneo, coerente con un'occupazione progressiva da ovest a est, culminata con lo sviluppo di un dialetto distintivo negli esemplari che vivono a est”, ha precisato l'autore Taylor Hersh. “La cosa interessante è che il nuovo dialetto è chiaramente una versione modificata dell'originale lento 3+1 e che i gruppi a est ricordano chiaramente anche quel dialetto”.Tutela e culturaOltre a migliorare la nostra comprensione sulla comunicazione dei cetacei, i ricercatori sottolineano come il loro lavoro possa essere uno strumento utile per la loro tutela, fornendo nuove importanti informazioni sulla struttura delle popolazioni e sulle loro dinamiche sociali. "Questa scoperta ci ricorda che la storia culturale del Mediterraneo non appartiene esclusivamente agli esseri umani”, ha concluso Txema Brotons, tra gli autori dello studio. “Mentre le civiltà del Mare Nostrum sviluppavano le proprie lingue, costumi e identità, anche i capodogli tramandavano le loro tradizioni vocali di generazione in generazione. Il Mediterraneo è quindi uno spazio di diversità culturale condivisa, dove l'evoluzione della cultura umana e di quella animale ha convissuto per migliaia di anni”.