L’immagine che restituisce più di altre l’attuale disfunzione americana è una vasca lunga 600 metri, intasata di mucillagine.

La Reflecting Pool si trova sulla spianata monumentale della capitale ed è universalmente nota come luogo di storiche manifestazioni, come la marcia a Washington di Martin Luther King e le contestazioni della guerra in Vietnam. Oggi il vasto rettangolo di acqua verdastra è divenuto metafora icastica della presidenza Trump. La vasca ha spesso presentato problemi di ristagno e manutenzione ma l’attuale presidente, con inimitabile stile, l’ha messa al centro dell’attenzione inserendola nelle grandi opere di riassetto della capitale che “solo lui” sarebbe stato capace di riportare ad un lustro adeguato.

È NOTO che la “riqualifica” dei monumenti cittadini detiene, nella variabile lucidità del capo dell’esecutivo, una priorità assoluta. Le guerre commerciali, gli screzi con la Nato e il conflitto iraniano, del quale si è palesemente stufato, sono fastidiose distrazioni dall’indoratura dei marmi della Casa bianca, la costruzione della sala da ballo e quella di un arco di trionfo americano su cui ama regolarmente riportare il discorso ad ogni pubblica occasione.

La stessa passione lo ha portato ad annunciare in pompa magna la rivestitura del fondo della vasca con uno strato isolante di un corretto colore «blu bandiera». Molti hanno ravvisato nel progetto una ispirazione tratta dalle piscine della sua tenuta in Florida (il Rose Garden di Jackie Kennedy è dopotutto già stato trasformato in veranda alberghiera con ombrelloni in stile Mar a Lago).