Più di cento milioni di barili di petrolio iraniano stoccati per mesi in mare su petroliere appartenenti alla flotta ombra sono oggi una delle merci più ambite sui mercati energetici internazionali. A renderli tali vi è una delle inversioni di marcia più incredibili della storia recente della geopolitica dell’energia. La svolta è arrivata in conseguenza del primo giorno di negoziati tra le delegazioni di Washington e Teheran tenuti in Svizzera. Intenta a trovare una tanto complessa quanto sperata pace di lungo corso dopo un disastroso conflitto, una diplomazia più volte osteggiata ha già prodotto un inaspettato riscontro.

In uno stringato comunicato di una pagina e mezzo, l’Office of Foreign Assets Control, il braccio armato del Dipartimento del tesoro Usa in fatto di sanzioni, decreta il via libera completo all’acquisto di greggio iraniano. Non solo gli Stati uniti accettano che il petrolio iraniano sia esportato sui mercati internazionali ma la Casa bianca prevede addirittura la possibilità che venga acquistato e processato nelle raffinerie americane.

LA COSIDDETTA Iran General License X, frutto amaro del fallito cambio di regime, prevede infatti la sostituzione di tutte le sanzioni applicate dagli Stati uniti dall’agosto 2018 in poi. Al loro posto, il Dipartimento del tesoro prevede un’apertura completa a tutte le operazioni finanziarie necessarie per «produzione, vendita, consegna, trasbordo di greggio, prodotti petrolchimici, o prodotti dell’industria petrolifera iraniana, incluse le transazioni che coinvolgono vascelli sanzionati».