Stati uniti Il voto, nella tarda notte di mercoledì, ha bloccato 50 a 47, con un astenuto, la risoluzione che avrebbe imposto a Donald Trump di ritirare le forze armate dalle ostilità con l’Iran senza l’autorizzazione del Congresso
Il giorno dopo aver votato per limitare i poteri di guerra del presidente sull’Iran, il Senato ha fatto marcia indietro. Il voto, nella tarda notte di mercoledì, ha bloccato 50 a 47, con un astenuto, la risoluzione che avrebbe imposto a Donald Trump di ritirare le forze armate dalle ostilità con l’Iran senza l’autorizzazione del Congresso. Martedì la stessa misura era passata 50 a 48, con quattro repubblicani in dissenso. Bastava che due cambiassero idea. Così è stato, dopo che Trump ha incontrato i senatori in un pranzo a porte chiuse, accusando il Congresso di aver minato la sua posizione al tavolo con l’Iran.
Il confronto più duro Trump lo ha avuto con il senatore della Louisiana, Bill Cassidy, uno dei quattro repubblicani in dissenso. Secondo più fonti, Trump lo ha chiamato mentecatto e pazzo. Il senatore ha ammesso di aver perso a sua volta la pazienza e di aver detto al presidente che l’operazione doveva durare quattro settimane ma va avanti da quattro mesi. Poche ore dopo, Cassidy ha cambiato posizione. Deve averlo convinto l’incontro alla Casa bianca con il vicepresidente JD Vance e l’inviato speciale Steve Witkoff. Tornato al Campidoglio ha votato no alla risoluzione che aveva contribuito a far avanzare il giorno prima.










