C'era un quartiere, a est di Napoli, che sapeva di abbandono. San Giovanni a Teduccio, ex cuore operaio della città, custodiva ancora i fantasmi delle ciminiere Cirio e il silenzio pesante di una deindustrializzazione che aveva lasciato dietro di sé disoccupazione, marginalità, degrado. Dieci anni fa, nessuno avrebbe immaginato che proprio da lì sarebbe partita una delle esperienze formative più originali d'Europa. Nel 2016, dalla sinergia tra Apple e l'Università di Napoli Federico II, nasceva in quello stesso territorio la Apple Developer Academy. Un progetto che oggi si misura con i numeri di una scommessa vinta e una trasformazione tangibile di un pezzo di città. La cerimonia celebrativa si è tenuta ieri nell'Aula magna Nicolais del Campus universitario di San Giovanni, con lo slogan “Dieci anni di futuro”. Attorno al palco, le facce di chi in quel sogno ci ha creduto e l’ha costruito, come il sindaco Gaetano Manfredi e il rettore Matteo Lorito, a cui oggi si aggiungono il presidente della Regione Campania Roberto Fico e Alisha Johnson Wilder di Apple, ma soprattutto Giorgio Ventre, direttore dell'Academy, che di questa storia conosce ogni piega e ogni successo.
Le competenze Lorito ha scelto una parola precisa per descrivere il rapporto decennale tra Federico II e Apple: matrimonio. «Un matrimonio straordinario che ha dato tanti figli, sparsi per il mondo». In dieci anni, circa 3.200 studenti provenienti da più di 80 Paesi hanno attraversato queste aule e sono usciti con una formazione che il mercato ha premiato senza esitazioni. «I ragazzi che passano di qui non vengono necessariamente assunti da Apple, ma acquisiscono competenze che li rendono immediatamente appetibili ovunque. Abbiamo un placement vicino al 100%: una cosa straordinaria». Ma soprattutto è stato un modello di rigenerazione urbana che l’ateneo sta replicando anche a Scampia e Caivano.Giorgio Ventre ha raccontato il decennio attraverso tre parole. La prima è cambiamenti: nell'educazione digitale, nella vita professionale degli studenti, nel modo in cui una città millenaria viene percepita nel mondo. La seconda è impatto, e cita i dati del rapporto di Banca d'Italia, e il +50% di posti di lavoro nel settore ICT creati dopo la nascita dell'Academy. La terza è amicizia, come quelle creato nelle aule del campus di San Giovanni. Chi è passato di qui lo racconta con parole emozionanti. «I primi mesi mi chiedevo cosa ci facessi lì», confessa Giada Di Somma, che era studentessa umanista e oggi è un’affermata designer. Nicolas Mariniello (vincitore dell’Apple Design Award) ricorda la lezione più importante: «Quando sviluppi un'app, devi pensare a chi la userà, a chi vuoi aiutare. Devi portare l'umanità al centro di quello che costruisci».La scelta Dal lato di Apple, la director for Global Community Impact Alisha Johnson Wilder ha spiegato le ragioni di una scelta geografica tutt'altro che casuale. «Volevamo portare il programma in un luogo in cui avrebbe avuto un impatto non solo nella vita degli studenti, ma nel tessuto stesso di una comunità. Ed è questo che ci ha portato a Napoli». Gli ex studenti Matvei Novoselov, Claudia De Luca e Andrea Monticelli lo sintetizzano con disarmante semplicità: «Abbiamo capito che non importa quale tecnologia ci sarà nel futuro. Qui le persone imparano non solo sulla tecnologia, ma su come usarla per migliorare la vita degli altri».Il sindaco Gaetano Manfredi ha attraversato questa storia da due posizioni: prima come rettore della Federico II, poi come sindaco. «Dieci anni fa sembrava una scommessa impossibile. Bisognava trasferire un pezzo importante dell'università in questo territorio con un modello completamente innovativo, dove didattica tradizionale, Academy, aziende e incubatori coesistessero nello stesso spazio. Non tutti credevano che si potesse fare». I risultati oggi parlano chiaro: «Napoli, insieme a Milano, è la città con il maggior incremento di occupazione nelle alte tecnologie». Ma il dato che Manfredi apprezza di più è un altro: «Migliaia di ragazzi che sarebbero andati via sono rimasti qui perché hanno trovato un'opportunità qualificata». La città che per decenni ha esportato cervelli ha cominciato ad attrarne.Il governatore Roberto Fico, alla Apple Academy per la prima volta, ha ricordato che nulla sarebbe stato possibile senza una scelta precisa di collaborazione istituzionale. «Quando le istituzioni si parlano possono creare cose eccezionali. Il dialogo tra Regione, Comune e Università ha dato vita a un progetto di rigenerazione urbana, culturale, sociale ed economica». Un modello che, a suo avviso, può viaggiare altrove: «A seconda delle identità dei territori, questa esperienza può essere adattata e replicata».La ministra Anna Maria Bernini, con un videomessaggio, ha collocato tutto in una prospettiva più ampia. «Dieci anni fa nessuno parlava di ecosistemi dell'innovazione, ma a San Giovanni a Teduccio qualcuno ne stava già costruendo uno».E in questi dieci anni con migliaia di app create, posti di lavor conquistati e un ecosistema innovativo ormai consolidato a Napoli Est, oltre 3mila giovani, come sottolineato da Johnson, hanno «costruito qualcosa di significativo che sta già creando un futuro migliore. E siamo entusiasti per vedere cosa succederà nel prossimo decennio».











