I collettivi bolognesi pretendono di decidere cosa si può fare (o non fare) in alcune zone della città. E' stato così per le scuole Besta, per il giardino San Leonardo, per il museo dei bambini al Pilastro. Ora accade in Piazza Verdi, cuore della cittadella universitaria, dove i cosiddetti antagonisti cercano di impedire lo svolgimento di una rassegna estiva. Non c'è un motivo particolare se non che Piazza Verdi è zona loro. Un comportamento non nuovo: accadeva negli anni Settanta, è accaduto dopo, con l'occupazione perenne di alcune aule e facoltà, e accadde di nuovo nel 2013, proprio in Piazza Verdi, quando gli agenti di polizia mandati lì per ristabilire la legalità furono accerchiati e respinti. Questi signori amano atteggiarsi a rivoluzionari e fanno dell'intolleranza, dell'arroganza e della violenza le loro regole. La cosa grave è che, in città, non trovano le risposte che meritano. La maggioranza di centrosinistra è incredibilmente divisa. Il Pd, a parole, tiene il punto: non esistono zone franche. Ma Coalizione civica si dissocia e regge il gioco ai collettivi. Il Pd allora si arrabbia, alza la voce, fa un po' di rumore, ma non scarica gli alleati né toglie ai collettivi i privilegi di cui godono (sedi gratuite, ad esempio). Del resto la parola d'ordine è campo largo: tutti dentro, dai grillini all'estrema sinistra. Così, quando l'altro giorno Fratelli d'Italia ha rinunciato a sua volta a manifestare in Piazza Verdi perché i collettivi minacciavano rappresaglie, il Pd che ha fatto? Ha sbeffeggiato gli avversari, sottolineandone la figuraccia. Ma la figuraccia è di chi cede ai violenti o di chi, da decenni, lascia che i violenti spadroneggino in città?