Bologna, la rossa anzi rossissima Bologna. Dove i centri sociali spadroneggiano, al punto che il sindaco chiede al Viminale e non a loro i danni dei cassonetti incendiati, delle vetrine sfasciate e delle auto in sosta danneggiate dopo l’ennesimo corteo violento. Dove gli antagonisti, il Collettivo autonomo universitario (Cua), godono di una speciale giurisdizione all’interno dell’Alma Mater, l’ateneo più antico d’Italia, ovvero spazi a uso esclusivo all’interno della facoltà di Lettere al civico 38 di via Zamboni. Dove se indossi una divisa sei non solo mal visto ma pure un bersaglio da attaccare (fisicamente e non).

E così, quando il capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il generale Carmine Masiello, ha chiesto all’Università della rossa anzi rossissima Bologna di avviare un corso di laurea in Filosofia per i suoi ufficiali, una quindicina di persone in tutto, si è sentito rispondere picche. Guai a «militarizzare» l’istituzione. «Per creare un pensiero laterale nell’Esercito, per dare la possibilità di pensare in maniera differente e uscire dallo stereotipo, ho deciso di avviare un corso di laurea in filosofia per i miei giovani ufficiali.

Ma l’Università di Bologna non ha voluto avviare questo corso per timore di militarizzare la facoltà. Non posso giudicare le scelte che competono ad altre istituzioni, però rappresento che un’istituzione come l’Esercito non è stata ammessa all’università», ha spiegato ieri Masiello, proprio nel capoluogo emiliano, durante il suo intervento agli Stati Generali della Ripartenza a Bologna. C’è delusione. «È sintomatico dei tempi in cui viviamo e di quanta strada c’è da percorrere, perché la nostra opinione pubblica, in generale, e i giovani, in particolare, capiscano quale è la funzione delle Forze Armate nel mondo che stiamo vivendo».