Ma quale sostenibilità didattica... Quali problemi logistici... Quale autonomia accademica... Tutte scuse, anzi tutte balle. Dietro il “no” dell’Università di Bologna al corso di laurea in Filosofia per una quindicina di ufficiali dell’Accademia Militare di Modena ci sono loro. Sempre loro. Gli stessi nomi e gli stessi volti. Quelli che sono «dentro e contro l’università». Tre lettere: Cua, ovvero Collettivo universitario autonomo. Gli antagonisti travestiti da studenti che da vent’anni spadroneggiano all’Alma Mater. Occupano abusivamente un’aula al civico 38 di via Zamboni, all’interno della facoltà di Lettere, e dettano la linea al rettore (Giovanni Molari) dell’ateneo più antico d’Italia.
Il 21 novembre, giusto per intenderci, c’erano anche loro fuori dal PalaDozza a scatenare la guerriglia (15 poliziotti feriti) per protestare contro la partita di Eurolega tra la Virtus Bologna e gli israeliani del Maccabi. Erano i duri e puri del secondo spezzone di corteo che - aveva reso noto la Questura - lanciavano verso i reparti schierati «bottiglie di vetro, petardi e pietre». A fine ottobre, invece, avevano ospitato Ilaria Salis per disquisire di diritto all’abitare - quale miglior esperta di lei?- e festeggiare per le case e le stanze d’albergo gentilmente concesse dalla giunta Pd a chi appena prima aveva invaso un’intera palazzina.











