«Fu un prezzo alto quello che consentì agli italiani di conquistare il diritto di dettare le regole della propria convivenza civile dopo la dittatura e la guerra». Sergio Mattarella parla davanti alle camere riunite a Montecitorio nell’anniversario degli 80 anni della prima seduta dell’assemblea costituente. E non rinuncia, ancora una volta, a ribadire da dove nascono la Repubblica e la Costituzione.
Quel prezzo, dice, lo pagarono i partigiani, le popolazioni sottoposte alle vessazioni nazifasciste, i militari lasciati allo sbaraglio e gli oltre 600.000 internati in Germania. E ancora: gli italiani di origine ebraica «avviati ai campi di sterminio e quelli che nella Brigata Ebraica e nelle formazioni partigiane parteciparono alla Liberazione dell’Italia». «Fu tutto questo che consentì alla Costituente di essere assemblea sovrana senza il tributo di una spartizione del governo dei suoi territori ad opera delle potenze alleate come sarebbe toccato, invece, ad altri Paesi dell’Asse».
L’ITALIA DUNQUE SI CONQUISTÒ la sua libertà, la possibilità di andare oltre la democrazia liberale prefascista. Grazie a «una classe dirigente non compromessa col regime fascista che fu in grado di assumere le responsabilità della transizione». Mattarella cita De Gasperi: «Concordia e unità, questo il programma della nuova Italia repubblicana». In un’aula gremita ma segnata dalle molte assenze a destra (ci sono la premier Meloni e alcuni ministri, assenti Salvini, i capigruppo leghisti e i vannacciani), il presidente è stato interrotto da una standing ovation quando ha citato i martiri del fascismo: Matteotti, Amendola, don Minzoni, Gramsci, Carlo e Nello Rosselli. E poi le parole di Giuseppe Saragat, primo presidente della costituente: «A voi tocca dare un volto alla Repubblica, un’anima alla democrazia, una voce eloquente alla libertà».










