Più di 5mila Comuni italiani non hanno negozi di informatica o telefonia, oltre 3mila sono privi dilibrerie, cartolerie, negozi di giocattoli o di altri prodotti culturali/ricreativi. Ferramenta, vetrine di arredamento e di prodotti per la casa mancano in 2.163 località. Fino ad arrivare all’estremo: 329 Comuni non hanno neanche un esercizio di vendita al dettaglio.
È la crisi del commercio di prossimità, che colpisce soprattutto i territori del Centro-Nord, dove il turismo non è riuscito a contenere i trend di lungo periodo che sono dietro la desertificazione (dalla grande distribuzione all’e-commerce). La fotografia territoriale è stata scattata dall’Osservatorio Reciprocità e commercio locale di Nomisma, che ha condiviso con Il Sole 24 Ore il trend degli ultimi dieci anni, Provincia per Provincia.
I territori
Dal 2015, complessivamente l’Italia ha registrato un calo dell’11,2% dei negozi di vicinato. Un «segnale evidente di centri urbani che si svuotano, di relazioni che si indeboliscono e di comunità che rischiano di perdere i propri tradizionali punti di riferimento – commenta Francesco Capobianco, capo dell’area Public Policy di Nomisma –. Peraltro, il declino del commercio locale non riguarda soltanto l’economia, ma incide direttamente sulla qualità della vita e sulla coesione sociale dei territori».







