In occasione della Giornata mondiale contro le droghe, Beatrice Casoni, medico psichiatra, spiega perché la dipendenza non è una mancanza di volontà ma una vera malattia del cervello. Dalle conseguenze psichiatriche alle nuove terapie, come la stimolazione magnetica transcranica, fino al ruolo decisivo della prevenzione e dell'informazione scientifica
Il 26 giugno si celebra la Giornata internazionale contro l’abuso e il traffico illecito di stupefacenti, istituita dalle Nazioni Unite per promuovere prevenzione, cura e cooperazione internazionale nella lotta alle dipendenze. Oggi il fenomeno delle sostanze d’abuso continua a rappresentare una delle principali sfide sanitarie globali, richiedendo un approccio fondato sulle evidenze scientifiche e sulla presa in carico multidisciplinare della persona. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Beatrice Casoni, medico psichiatra presso il Poliambulatorio ErreEsse di Ferrara.
Perché le dipendenze da sostanze sono considerate una malattia del cervello?
«Le neuroscienze hanno dimostrato che l’uso ripetuto di sostanze altera i circuiti cerebrali coinvolti nella gratificazione, nella motivazione, nel controllo degli impulsi e nei processi decisionali. La dipendenza non può quindi essere interpretata come una semplice mancanza di volontà – precisa la specialista – ma come una patologia cronica e recidivante caratterizzata da modificazioni neurobiologiche che influenzano il comportamento della persona».














