Non ci sono sorprese, nella Relazione al Parlamento sulle dipendenze. Non per Luciano Squillaci, presidente della Federazione italiana delle comunità terapeutiche (Fict), una delle reti principali che raccolgono le strutture e le migliaia di operatori che ogni giorno misurano la “pandemia delle droghe” – come l’ha definita il sottosegretario Alfredo Mantovano – nella carne di chi la vive. La (bella) sorpresa, piuttosto, è l’invito che il mondo delle dipendenze ha ricevuto al Quirinale, dove le comunità e una delegazione dei loro ospiti incontreranno per la prima volta il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della Giornata mondiale che si celebra oggi.Partiamo proprio dalla Relazione. Che fotografia emerge della situazione nel nostro Paese?Una fotografia che conosciamo bene. Le polidipendenze sono la norma: sostanze, gioco d’azzardo, dipendenze comportamentali convivono e si alimentano reciprocamente. Per questo è positivo che negli ultimi anni l’attenzione istituzionale si sia allargata dall’ambito strettamente legato alla droga all’insieme delle dipendenze. La Relazione evidenzia anche alcuni cambiamenti significativi: della diffusione dell’azzardo e del gaming tra i giovanissimi sapevamo già, ma c’è per esempio anche un’inedita questione di genere. Tra le ragazze cresce il ricorso a farmaci e psicofarmaci, spesso utilizzati per gestire ansia, stress, insonnia o persino per controllare il peso corporeo. In alcuni casi i consumi risultano addirittura doppi rispetto ai coetanei maschi. Setvono strumenti di prevenzione e cura più mirati: non possiamo più ragionare a compartimenti stagni».Qual è l’aspetto che più vi preoccupa?La diffusione delle nuove sostanze psicoattive tra i più giovani: soltanto nel 2025 ne sono state scoperte 92 nuove. Si tratta di droghe costruite chimicamente, facilmente reperibili anche online, utilizzate spesso in contesti ricreativi e con modalità molto diverse rispetto alle dipendenze tradizionali. Basta assumerle una volta per diventarne dipendenti: questo rende più difficile sia la prevenzione sia l’intervento terapeutico.I servizi sono attrezzati per affrontare questo cambiamento?Solo in parte. Lo si vede dagli stessi dati della Relazione. Continuano ad aumentare di pochissimo i nuovi utenti presi in carico, mentre il numero complessivo delle persone seguite resta sostanzialmente stabile: significa che i servizi si occupano di chi la dipendenza l’ha incontrata molti anni fa e non ne è uscito. Inoltre stimiamo che a fronte di circa 130-140 mila persone in trattamento, ce ne siano almeno 500mila che avrebbero bisogno di un intervento. Significa che riusciamo a intercettarne una su cinque. Le altre, lo avete scritto anche voi, restano fuori.Luciano Squillaci (Fict)Quali passi avanti riconoscete al governo?Sul piano del confronto istituzionale molte cose sono state fatte. Ci sono stati investimenti sulla prevenzione, sull’inclusione lavorativa e sui percorsi di recupero. Inoltre abbiamo lavorato insieme su alcuni provvedimenti importanti, come il decreto carceri, introducendo correttivi che consentiranno a più persone con problemi di dipendenza di accedere a percorsi terapeutici adeguati e in strutture accreditate. È un passaggio significativo perché il carcere, da solo, non risolve il problema.E quali criticità restano aperte?Sicuramente quella dei dati. In Italia continuiamo ad avere sistemi informativi molto frammentati. I dati sanitari, quelli della giustizia e quelli territoriali spesso non dialogano tra loro. Esiste una grande ricchezza informativa che però non sempre viene utilizzata in modo efficace. Per programmare interventi adeguati serve una conoscenza più integrata del fenomeno.Dopo la Conferenza nazionale sulle dipendenze si apre ora la fase del Piano d’azione nazionale, annunciato anche dalla premier Giorgia Meloni. Cosa vi aspettate?Ci è stato annunciato che si procederà con tavoli tematici, coinvolgendo i soggetti che hanno già lavorato alla Conferenza. È un metodo partecipativo che apprezziamo. I documenti di base esistono già, quindi ci auguriamo che dopo l’estate si possa arrivare rapidamente a un Piano operativo.Oggi sarete ricevuti dal presidente Mattarella. Che significato ha questo incontro?È un segnale importante. Non ricordo precedenti di questo tipo. Ma soprattutto rappresenta un riconoscimento per il lavoro quotidiano di migliaia di operatori, volontari e comunità che ogni giorno accompagnano persone fragili nei percorsi di rinascita. Abbiamo scelto un gesto unitario: le principali reti nazionali delle comunità si presenteranno insieme. Consegneremo un quadro realizzato collettivamente e una cornice digitale con immagini provenienti da comunità e servizi di tutta Italia. È un modo per raccontare un mondo spesso poco visibile e per dire che la speranza non è una parola astratta. Nonostante la normalizzazione delle dipendenze e il diffuso pessimismo che spesso le accompagna, continuiamo a credere che nessuno sia irrecuperabile. È il senso più profondo del nostro lavoro: dimostrare ogni giorno che cambiare vita è possibile.