Tecnica e meraviglia. I dagherrotipi, «specchi dotati di memoria», sottili lastre argentate che catturavano il tempo, conservando dettagli, espressioni e atmosfere di un mondo ormai scomparso, sono cimeli rari, rintracciabili indagando tra mercatini, cantine e bauli di antiquari con l’amore per la storia e il gusto per l’arte. O alle case d’aste altamente prestigiose. Marco Antonetto, tra i più importanti collezionisti ed esperti di immagini d’epoca e macchine fotografiche, ne ha donati 39 al Museo Nazionale del Cinema e della Fotografia di Torino, assieme a un corpus di altri 200 scatti firmati da autori italiani che raccontano la fotografia, e la sua evoluzione, dagli inizi del Novecento ai primi anni Cinquanta. I due fondi, preziosi e straordinari, dal valore stimabile in centinaia di migliaia di euro e frutto di anni di ricerche, ora diventano patrimonio del Museo. Ne arricchiranno il suo archivio, che già conserva 2,5 milioni di immagini, una delle raccolte più importanti al mondo dedicate al cinema e alla storia della fotografia. Tutto aiuta a corroborare, così, la vocazione (e la posizione) culturale di Torino come capitale della fotografia, complice anche il ruolo e il contributo di Gallerie d’Italia, di Camera e di Exposed Photo Festival, rilanciato e appena archiviato con 107 mila visitatori.
Nelle immagini dell’Italia dell’800 la meraviglia di riprodurre il reale
Dagherrotipi e foto d’epoca, la donazione di Antonetto al Museo del Cinema
779 words~4 min read






