C’è una crudeltà che dissangua l’armonia di coppia senza fare clamore. Feroce, nel suo progredire quotidiano, implacabile nella sua evoluzione, assume di volta in volta il senso squallido della manipolazione, del ricatto emotivo, dell’umiliazione messa in atto senza pietà. È riassumibile, questo palinsesto di violenza, nell’espressione “crudeltà psicologica”.

Una realtà opaca che ha per protagonisti uomini o donne determinati a demolire chi sta al loro fianco. Ossessivamente. Rimodulando il rapporto amoroso in una smania di fare male all’altro. Non conta l’orientamento sessuale. Non influiscono classe sociale ed età. Non importa neppure che ci sia stato un matrimonio, a celebrare ufficialmente l’unione. Prevale la foga patologica di castigare l’altro per affermare la propria identità. Un processo ostico da intercettare e di conseguenza scivoloso da comprendere. Anche perché il più delle volte non sfocia nell’atto estremo dell’omicidio e non oltrepassa le mura di casa, carcere di sopprusi mentali e non di rado fisici.

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È questo il territorio ancora privo di numeri e statistiche in cui si avventura Matrimodio. Un saggio nato senza volontà giudicante e senza la presunzione di fornire ricette prêt-à-porter per contrastare le crudeltà psicologiche che possono innestarsi nelle relazioni sentimentali. L’obiettivo, piuttosto, è far luce sul complesso di oppressioni con cui persone in apparenza “normali” umiliano chi li ama. Un’opera distruttiva a 360 gradi.