Pubblicato il

25/06/2026 - 18:52 CEST

La partecipazione del padiglione russo alla Biennale di Venezia 2026 ha acceso uno scontro politico e culturale che va ben oltre il mondo dell’arte. A sollevare il caso è Marat Gelman, gallerista e storico oppositore del Cremlino, secondo cui l’apertura del padiglione russo rappresenta "non un progetto culturale, ma puramente politico".

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In un’intervista durissima, Gelman sostiene che la Russia stia usando la cultura come strumento di “artwashing”, cioè di ripulitura della propria immagine internazionale attraverso eventi artistici di prestigio. E punta il dito contro Venezia e l’Italia, definite "l’anello debole del blocco europeo contro l’aggressore russo".