di
Elena Tebano
L'assassinio di Mirko Moriconi e Kety Andreoni è insieme un omicidio omotransfobico e un femminicidio. Nell'uno e nell'altro caso non dobbiamo fare l'errore di derubricarli a conflitti privati
«Mi dispiace non poter essere lì con te al tuo compleanno, solo perché sono gay e i nostri parenti non lo accettano». Mirko Moriconi lo ha scritto due anni fa in un video su TikTok dedicato a sua cugina. Sul social Mirko aveva spiegato che i parenti non lo lasciavano vedere la ragazza perché avevano paura che «diventasse lesbica» e che loro dovevano incontrarsi di nascosto (qui la clip). Nei video i due cantano e ballano insieme, è difficile pensare che possa esserci qualcosa di male. Ma questo, secondo quanto ha raccontato Mirko, per i parenti era inaccettabile. Ieri il padre lo ha ammazzato a fucilate insieme alla moglie e madre del ragazzo Kety Andreoni. «Io ero ansioso perché mio figlio era gay» ha detto l'uomo, Piero Moriconi, quando è stato interrogato sul duplice omicidio. Mirko aveva solo 24 anni, sua madre 52.
Ha accusato Mirko di essere «violento» e di frequentare «cattive compagnie» e la moglie di «essere una donna nevrotica: minacciava di lasciarmi da solo con mio figlio e poi di andarsene. Anche ieri lei ha preso le difese di lui: lo assecondava nelle richieste di soldi. C’è stata una discussione e ho preso il fucile e ho sparato a tutti e due» ha messo a verbale. «L’ho fatto perché andava fatto» ha aggiunto.










