«Il governo scrive una legge per l’italiano agli alunni con background migratorio, poi taglia proprio le cattedre che servirebbero a renderla concreta. Così resta un titolo sui giornali, non uno strumento per le scuole, e la dispersione scolastica aumenta». A dirlo è Christian Di Sanzo, deputato del Partito democratico, in un’interrogazione parlamentare presentata al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, a fine maggio, insieme a Irene Manzi, responsabile scuola e Marco Furfaro del Pd, che non ha ricevuto risposta. Si riferiscono a quanto successo in provincia di Prato, città con uno dei tassi di dispersione scolastica più alti tra i grandi centri urbani del paese e nella provincia con la più alta concentrazione di studenti con background migratorio.
Lì, per l’anno scolastico che si è appena concluso, il primo dopo l’approvazione della legge 106 del 2024 e i proclami con cui Valditara l’aveva annunciata — «una pietra miliare nella politica del governo per una vera eguaglianza di tutti gli studenti. Per gli stranieri il nostro obiettivo è consentire a ciascuno di avere una adeguata conoscenza della lingua italiana, primo fondamentale passo per una reale inclusione», si legge ad esempio nel comunicato del ministero — 26 docenti della classe di concorso A23, proprio quelli formati per insegnare italiano agli stranieri, erano stati chiamati nelle scuole secondarie di primo e secondo grado della provincia. Per l’anno scolastico 2026/2027 ne sono rimasti 19. In tutta la Toscana erano 82 nel 2025/2026, saranno 44.






