Il caso Vinted dimostra come molte piattaforme nate per scopi innocui possono diventare strumenti di distribuzione indiretta di contenuti per adulti.

All’inizio sembra uno dei tanti annunci su Vinted: un costume da bagno fotografato su un letto ben fatto e un prezzo abbastanza basso da far pensare a un acquisto impulsivo. È solo scorrendo la descrizione che qualcosa stona: un invito a scrivere “in privato”, un’emoji fuori posto, un link a un altro profilo. È attraverso dettagli come questi che, negli ultimi mesi, la piattaforma di second hand più popolare in Europa si è trasformata in una vetrina per canali che ospitano contenuti espliciti per adulti. Il caso, denunciato in Francia dalla Haute-commissaire à l’Enfance Sarah El Haïry e da un’inchiesta del sito L’Informé, mette in luce un problema più ampio: la fragilità delle misure di protezione dei minori all’interno di piattaforme che, pur non essendo progettate per ospitare contenuti sensibili, possono diventare vettori involontari.

Il lato oscuro di Vinted Fondata nel 2008 in Lituania, Vinted è diventata in pochi anni una delle applicazioni più utilizzate in Europa per comprare e vendere abiti di seconda mano. In Francia conta circa 23 milioni di utenti registrati, molti dei quali adolescenti, e il suo funzionamento estremamente semplice ha contribuito a renderla una sorta di “mercatino digitale” accessibile a tutti.