Dopo il terremoto in Venezuela arriva la testimonianza da Caracas del ristoratore cosentino Arturo Guzzo e quella di Giulio Vita della Guarimba in contatto con i parenti Sud America
Due violente scosse di terremoto hanno sconvolto il Venezuela: 164 morti, 1000 feriti e oltre 10mila dispersi è il bilancio provvisorio. Decine gli edifici crollati a La Guaira, la cittadina di circa 40.000 a una ventina di km dalla capitale Caracas. Si scava tra le macerie. La presidente Delcy Rodriguez dichiara lo stato di emergenza e riceve la solidarietà da molti paesi, dagli Usa alla Cina, che si sono resi disponibili all’invio di aiuti. Anche l’Italia valuta «un sostegno immediato alla popolazione». «Stiamo verificando se ci siano italiani intrappolati». Le scene di distruzione nella capitale sono terribili: numerosi edifici sono crollati e l’interruzione delle reti telefoniche ostacola i soccorsi.
Arrivano le prime testimonianze di italiani residenti in Venezuela e dei calabresi, grande è la comunità presente nei paesi del Sud America. Repubblica.it riporta il racconto di Arturo Guzzo, 65 anni, ristoratore originario di San Pietro in Amantea (Cosenza) che vive a Caracas.
«Per il momento, fortunatamente, non abbiamo notizie particolarmente gravi: non ci sono dispersi né danni alle case nella nostra cerchia. Ma tutti stiamo nelle zone privilegiate della città (vive nella zona residenziale di Altamura)», queste le sue prime parole ai giornalisti del quotidiano nazionale. Diversa la situazione nella zona storica «Lì è un disastro, un inferno», dice Guzzo. «Molti edifici sono stati costruiti senza il rispetto delle norme antisismiche».











