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«Le banche stanno vivendo una fase di grande innovazione tecnologica e organizzativa, ma il futuro del settore non può essere costruito soltanto attorno a numeri, algoritmi e performance. Al centro devono restare il lavoro, le competenze e la qualità del servizio offerto a cittadini e imprese». Il coordinatore della Fabi di Frosinone, Vittorio Bonaventura, fa il punto sulle sfide che attendono il settore. Domanda. Quando si parla di banche si discutono spesso utili, innovazione e tecnologia. Si parla abbastanza delle persone che vi lavorano? Risposta. Negli ultimi anni il dibattito si è concentrato molto sui risultati economici, sull'efficienza dei processi e sulle nuove tecnologie, tutti aspetti importanti per la competitività del settore. Tuttavia, non dobbiamo dimenticare che dietro ogni servizio bancario ci sono lavoratrici e lavoratori che ogni giorno garantiscono il funzionamento delle filiali, assistono la clientela e mettono a disposizione competenze professionali costruite nel tempo. Come sindacato riteniamo che il lavoro debba tornare al centro della discussione. Le persone non possono essere considerate semplici indicatori di performance o numeri all'interno di un'organizzazione: rappresentano il principale valore delle aziende e la condizione indispensabile per garantire qualità del servizio e fiducia da parte dei clienti. D. Tra gli addetti del settore si parla spesso di pressioni commerciali e qualità della vita lavorativa. Qual è oggi il punto di equilibrio da trovare? R. I risultati commerciali fanno parte dell'attività bancaria e nessuno mette in discussione la necessità per le aziende di essere efficienti e competitive. Il problema nasce quando la ricerca dei risultati rischia di diventare l'unico parametro di valutazione del lavoro. Le persone hanno diritto a svolgere la propria attività in un contesto che valorizzi le competenze professionali e rispetti il benessere individuale. La produttività non può essere perseguita a discapito della salute psicofisica dei lavoratori o della qualità delle relazioni nei luoghi di lavoro. È necessario trovare un equilibrio che consenta di coniugare risultati aziendali, sostenibilità organizzativa e rispetto della dignità professionale. D. L'intelligenza artificiale promette di cambiare profondamente il settore bancario. Quali opportunità e quali rischi vede? R. L'intelligenza artificiale rappresenta una delle innovazioni più significative degli ultimi anni e può offrire opportunità importanti in termini di efficienza e supporto alle attività operative. Tuttavia, non può diventare uno strumento finalizzato esclusivamente alla riduzione dei costi o all'incremento dei sistemi di controllo sui lavoratori. La tecnologia deve essere utilizzata per valorizzare le competenze delle persone, alleggerire le attività più ripetitive e migliorare la qualità del servizio. Per questo riteniamo fondamentale che l'introduzione di questi strumenti sia accompagnata da percorsi di formazione adeguati, da regole trasparenti e da un confronto costante con le rappresentanze sindacali. Tutti temi che saranno discussi anche in sede di rinnovo del contratto nazionale. D. Quali conseguenze può avere per cittadini e imprese la riduzione della presenza fisica delle banche? R. È un fenomeno che osserviamo con grande attenzione. La digitalizzazione ha certamente ampliato le modalità di accesso ai servizi bancari, ma non tutti i cittadini sono nelle stesse condizioni di utilizzare gli strumenti digitali. Penso soprattutto alle persone anziane, a chi vive nei centri più piccoli e a chi ha minore familiarità con le nuove tecnologie. La presenza di una banca sul territorio continua ad avere un valore che va oltre il semplice servizio finanziario: rappresenta un punto di riferimento per famiglie, imprese e attività economiche locali. Per questo riteniamo necessario evitare che la ricerca dell'efficienza si traduca in una progressiva esclusione di intere fasce della popolazione dall'accesso ai servizi bancari. D. Quale banca immagina la Fabi di Frosinone per il futuro? R. Immaginiamo una banca capace di innovare senza perdere la propria dimensione umana. Una banca che investa nella tecnologia, ma anche nelle competenze e nella formazione delle persone. Una banca che continui a svolgere la propria funzione economica mantenendo al tempo stesso una responsabilità sociale verso i territori in cui opera. Il futuro del settore dipenderà dalla capacità di trovare un equilibrio tra innovazione, lavoro e vicinanza alle comunità. È una sfida complessa, ma è anche la condizione necessaria per costruire un sistema bancario moderno, sostenibile e realmente al servizio del Paese.