Con le braccia alzate a reggere una cassetta appoggiata sulla testa, la figura sulla copertina del nuovo numero de L’Espresso sembra una di quelle cariatidi tanto amate dall'arte classica. Invece è un bracciante, il simbolo di una categoria soffocata dalla morsa del racket dei campi, che nel caso degli immigrati peggiora fino a diventare una forma di schiavitù. “Uomini e caporali” è il titolo che rimanda all’inchiesta di Bianca Senatore che analizza lo sfruttamento di contadini, rider e ambulanti. Anche l’accoglienza dei migranti nasconde sacche di malaffare, denuncia Alice Dominese. E il direttore Emilio Carelli nel suo editoriale invita a una reazione collettiva contro questo sfruttamento inaccettabile, una reazione che parta dai politici e coinvolga imprese e distribuzione, ma arrivi anche a noi consumatori.Sul fronte politico, Giuliano Torlontano fa il punto sui mille rivoli che formano il Centro, mentre Sebastiano Messina spezza una lancia in favore dell’uninominale ed Enrico Bellavia nota che di fronte alle offese di Trump, invece di nascondersi dietro agli Alpini, Meloni avrebbe dovuto richiamarsi all’orgoglio per la nostra Costituzione. A destra, comunque, non si calmano le acque intorno al fenomeno Vannacci: Marco Antonellis spiega perché le elezioni anticipate a cui pensa Meloni sono un’arma per dare meno tempo all'organizzazione del nuovo partito, e mentre Matteo Pucciarelli nota che l’ex generale «si muove come l’erede politico e spirituale della Decima Mas», Pietro Folena ricorda che la deriva neofascista è l’effetto dell’ipocrisia della destra italiana verso i nostalgici del Ventennio. Andrea De Gennaro, comandante della Guardia di Finanza, parla con Carlo Tecce della lotta a evasione, elusione e frodi fiscali che sono l’«obiettivo identitario» dell’Arma, mentre Carlo Cottarelli nota che, malgrado alcuni segnali preoccupanti, è troppo presto per dire che l’evasione ha ricominciato a crescere.Papa Leone si prepara ad andare a Lampedusa, isola simbolo delle migrazioni, per una visita che ha un forte significato politico non solo verso l’Europa ma anche verso gli Usa (ne scrive Stefano Maria Paci). Altro fronte sempre scottante è quello delle carceri e della violenza di Stato: un’inchiesta di Alessandro De Pascale mette a fuoco la deriva europea verso forme sempre più disumane di “esportazione dei detenuti”, Franco Corleone denuncia il sovraffollamento delle carceri derivato dal proibizionismo verso gli stupefacenti, Gennaro Tortorelli presenta un documentario sull’uccisione di Federico Aldrovandi. E mentre Enrico Mentana analizza il confine sempre più scivoloso tra fatti e fake-news, Gabriella Simoni ricostruisce la gogna mediatica del caso Bibbiano.Antonio Fico denuncia i danni della resistenza agli antibiotici, a cui l’Italia è particolarmente esposta. Sul fronte del benessere mentale, invece, da una parte avanza una proposta di legge per una Rete psicologica territoriale (ne scrivono Giovanna Badalassi, Elisabetta Camussi e Francesco Maesano), dall’altra Marco Montemagno racconta che Harvard studia la funzione di “stampella psicologica” dell’Intelligenza artificiale. Giuseppe De Marzo invece critica l’apertura dell’Unione europea alle Ngt, tecniche di manipolazione genetica dei semi che espongono a rischi la salute dei consumatori e quella l’ambiente.La guerra di Usa e Israele contro l’Iran è davvero finita? In realtà molte questioni restano aperte, nota Daniele Mastrogiacomo, mentre l’analista americano Ian Brenner spiega a Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni che il pasticcio iraniano è uno dei motivi per cui Trump uscirà sconfitto dalle elezioni di novembre. Gianfrancesco Turano racconta le due facce del Marocco, tra moderazione all’estero e pugno di ferro all’interno, mentre Diletta Bellotti firma un ricordo di Mona Khalil: l’eroica ecoattivista libanese, che non aveva voluto abbandonare il rifugio per tartarughe marine di cui era responsabile, è stata uccisa dalle bombe israeliane.Eugenio Occorsio fa il punto sui costi crescenti dell’energia che mettono in difficoltà non solo i cittadini ma anche le aziende italiane, mentre Alessandro Longo racconta le incognite del ritorno al nucleare e Nadia Cavalleri spiega perché è importante mantenere il controllo della raffinazione del petrolio. Si parla anche di gender gap finanziario (di Giusy Franzese) e della luce che un lutto personale getta sulla visione del mondo (di Francesca Barra), mentre l’album fotografico curato da Tiziana Faraoni ci porta nel cuore dei festeggiamenti del Pride da Vilnius a Roma, da Zurigo a Kyiv.E l’Espresso chiude con un lungo omaggio a Milan Kundera firmato da Paolo di Paolo (con una recensione di Caterina Bonvicini) e con un focus musicale che accosta dieci anni di ricerche sullo streaming (di Marco De Vidi) a un racconto di Emanuele Coen sul rapporto di odio e amore tra destra e cantautori. Si parla di gestazione per altri (di Mattia Insolia), del museo di Frank Gehry ad Arles (di Giuseppe Fantasia), dei nuovi film di due attori di Gomorra (di Flavio Natalia). Paolo Calabresi invece presenta a Marisa Ranieri Panetta il suo luogo archeologico del cuore, il tempio di Giove a Terracina.Scadono i termini per la candidatura dei romanzi al Premio Inedito (fa il punto Sabina Minardi) e Tiziana Faraoni racconta l’avvio della digitalizzazione de l’Espresso, un lungo lavoro che renderà disponibili online settant’anni di inchieste, articoli e commenti delle Grandi Firme del nostro giornale. E mentre un lettore sciorina a Stefania Rossini i pensatori del passato che hanno spiegato fenomeni come Vannacci, Loredana Lipperini punta il dito contro l’ondata di odio verso i deboli che gli ha preparato il campo.