Ricordate Alligator Alcatraz, il centro di detenzioni per immigrati irregolari fermati dall’Ice e in attesa di essere deportati? Era stato presentato come un fiore all’occhiello della nuova politica migratoria dell’amministrazione Trump, quella che nella retorica della Casa Bianca avrebbe ripulito la palude dalle bande di criminali messicani, haitiani, salvadoregni, somali che si aggirano impunite per gli Stati Uniti. L’idea presentata al pubblico era quella di collocare un centro di detenzione tra le inospitali paludi della Florida, così che nessuno si azzardasse a scappare. All’epoca vennero diffusi diversi meme con gli alligatori in attesa dei fuggiaschi. Bene, dopo essere costata un miliardo di fondi della protezione civile della Florida – uno Stato soggetto a uragani e tifoni – e circa un milione al giorno per il mantenimento, sembra che la tendopoli di massima sicurezza stia per chiudere.

Il centro di detenzione è piuttosto impopolare tra i cittadini dello Stato che lo ospita perché viene pagato con le loro tasse e non con fondi federali. Gli elettori democratici e quelli registrati come indipendenti guardano con disagio anche alle notizie che emergono sulle violenze e abusi nei confronti di chi è detenuto in quel centro. Una missione di Amnesty International del luglio 2025 descriveva condizioni terrificanti: “le persone detenute arbitrariamente ad Alligator Alcatraz vivono in condizioni disumane e insalubri, servizi igienici traboccanti con feci che si riversano nei luoghi in cui dormono, accesso limitato alle docce, esposizione agli insetti senza misure di protezione, luci accese 24 ore su 24 (…) l’accesso alle cure mediche è irregolare, inadeguato o del tutto negato, il (…) le persone riferiscono di essere sempre ammanettate quando si trovavano fuori dalla loro gabbia”.