NEW YORK - «Alligator Alcatraz» pare il titolo di uno quei film di serie B degli anni Settanta così amati da Quentin Tarantino: ci si immagina il carcere subtropicale con il direttore in giacca e cravatta dallo sguardo crudele e i modi gelidi, i secondini sudati, i detenuti disperati con le barbe lunghe che cercano di organizzare un’evasione impossibile a causa del fossato con i coccodrilli.