"Non stiamo processando Al Capone. Stiamo processando una persona nata quando io ho cominciato a fare questo lavoro, per me è quasi un bambino. Un uomo malato e irresponsabile. Le lacrime sono uguali per tutti, sono per i genitori di Jacopo Peretti e per la mamma di Zippo che ci è venuta a parlare del rapporto malato con Madalina Hagiu. Giovanni Zippo lo ha fatto per una donna, santo cielo!». Sono le parole pronunciate dal procuratore aggiunto Emilio Gatti in Corte d’Assise a Torino, che con la sostituta Chiara Canepa ha chiesto di condannare Zippo, responsabile dell’esplosione di via Nizza, a 25 anni di carcere.

Un passaggio della requisitoria che ha messo a nudo la sproporzione del movente, introducendo la richiesta ufficiale di condanna della procura per l’ex guardia giurata accusata del disastro. Considerata l'età e l'incensuratezza dell'imputato, i magistrati hanno proposto il riconoscimento delle attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti contestate per l'esplosione che, la notte tra il 29 e il 30 giugno 2025, ha devastato la palazzina uccidendo il trentatreenne Jacopo Peretti, il vicino della porta accanto, e ferendo gravemente altri inquilini.

L'impianto accusatorio, condotto insieme alla pm Canepa, poggia su tre fattispecie di reato – omicidio, disastro e lesioni – tutte contestate sotto il profilo del dolo eventuale. Secondo i pubblici ministeri, Zippo ha accettato consapevolmente il rischio di una strage. La pm Canepa ha smontato pezzo per pezzo la tesi del "colpo di testa" d'impulso sostenuta dall’imputato, che nella scorsa udienza aveva dichiarato in lacrime di aver voluto soltanto "rovinare i mobili e i vestiti" di Madalina Hagiu, la donna con cui viveva una tormentata relazione clandestina e che in quel momento si trovava in vacanza all'Isola d'Elba dal fidanzato.