“Vogliono che smettiamo di vederci, d’incontrarci, vogliono che ci sentiamo soli”, afferma lo scrittore islandese Sjón al festival internazionale di letteratura di Tbilisi. Con “loro” indica le forze oscure che emergono nel mondo: populismi, fascismi, fondamentalismi. Nel settembre 2025 il festival letterario di Tbilisi ha registrato un’affluenza senza precedenti. Le sale erano piene e credo che tutti i presenti fossero grati agli ospiti stranieri per essere arrivati comunque, sfidando “loro”.
Non penso che venire a Tbilisi sia un atto di grande eroismo, ma so di molte persone che non ci vengono più: persone per cui questa città e questo paese sono importanti, che conoscono il contesto, che non hanno bisogno di spiegazioni. La loro assenza crea un senso di abbandono nuovo e sconosciuto.
Antonello Silverini
Gli europei che hanno messo radici qui stanno lasciando Tbilisi. Mio padre li chiamava scherzosamente “rifugiati culturali”. Molti sono arrivati negli anni novanta per missioni umanitarie. Si sono innamorati del posto e sono rimasti. Ma niente dura per sempre e la partenza di tanti di loro suona come un campanello d’allarme.
Anche i nostri giovani se ne vanno. In silenzio e senza clamore. Pensi che qualcuno sia ancora qui perché è attivo sui social e poi scopri che sta cercando casa a Lisbona, Dublino o Berlino. Siamo troppo pochi per creare comunità e diaspore all’estero. Semplicemente ci dissolveremo, ci disperderemo nel mondo e scompariremo. O meglio, scomparirà la parte di noi che ama pensare e non è capace di compiacere.










