La scienza non costruisce solo conoscenza sulla natura: costruisce anche immaginari e lessici, che poi viaggiano attraverso le nostre esperienze, si infilano nella nostra fantasia, e finisce che ce la troviamo da tutte le parti. Perciò non storca il naso il fan di Marcel Proust a leggere quello che segue. Perché questa è la storia di come l’espressione “tempo perduto” sia passata dai laboratori della fisiologia ottocentesca e dalle penne dei positivisti più positivisti, alla copertina del romanzo francese per eccellenza, quello intimista, che ci mette pagine e pagine a descrivere una sensazione, una forma del tempo, un richiamo flebile della memoria.
Il tempo perduto della fisiologia
Storia di un'espressione che dal laboratorio di un fisiologo tedesco è diventata il titolo più celebre del romanzo europeo









