Per la prima volta dall’inizio delle misurazioni, gli Stati Uniti hanno ottenuto più elettricità dall’energia solare che dal carbone. Secondo le analisi del centro studi Ember, infatti, lo scorso maggio il solare ha fornito il 12,8% dell’elettricità americana, mentre il contributo del carbone è stato del 12,2%, il quarto valore mensile più basso mai registrato. Solo cinque anni fa i livelli del solare erano meno della metà di quelli attuali; la quota del carbone, di contro, era nettamente superiore, al 20%.Peraltro, se si allarga lo sguardo all’intero mix di generazione, si nota anche come a maggio il solare sia stata la terza fonte di produzione dell’elettricità negli Stati Uniti, dopo il gas naturale e il nucleare.La crescita del solare negli Stati Uniti, nonostante TrumpI dati diffusi il 10 giugno dalla Solar Energy Industries Association, un’associazione di categoria, dicono che gli Stati Uniti si sono dotati di 7,8 gigawatt di nuova capacità solare nel primo trimestre del 2026. In questo arco di tempo il fotovoltaico ha rappresentato, assieme allo stoccaggio, oltre il 90% della nuova capacità installata. E i contratti di compravendita per il solare di grossa taglia (utility-scale) sono aumentati del 15% su base annua, trainati dalla domanda delle società tecnologiche impegnate nello sviluppo dell’intelligenza artificiale.Tutto questo è avvenuto nonostante la presidenza di Donald Trump abbia cancellato gran parte delle agevolazioni alle fonti rinnovabili introdotte dalla precedente amministrazione – scagliandosi in particolare contro l’eolico offshore – e sia passata a sostenere attivamente i combustibili fossili. A cominciare dal carbone.La Casa Bianca insiste sul carboneDopo l’ordine esecutivo dell’anno scorso e dopo la concessione di milioni di ettari di terreni federali per le miniere, a inizio giugno Trump ha fatto ricorso al Defense Production Act (una legge risalente al periodo della Guerra fredda e legata alla tutela della sicurezza nazionale) per stanziare 500 milioni di dollari a supporto della generazione a carbone e della costruzione di un terminale di esportazione in California. Parallelamente, il dipartimento dell’Energia ha messo a disposizione altri 185 milioni per realizzare due nuove centrali nell’Alaska e nella Virginia Occidentale, portando l’impegno economico complessivo vicino ai 700 milioni.Per la Casa Bianca, il carbone va salvaguardato perché è “bello” e “pulito”. Trump ne ha collegato l’utilizzo alla primazia industriale americana (“Se guardiamo alla Cina, se guardiamo a tanti paesi di successo, vediamo che utilizzano il carbone”, ha detto) e alla vittoria nella corsa all’intelligenza artificiale. Molto significativa, in questo senso, era stata una dichiarazione del segretario degli Interni Doug Burgum, secondo cui “senza un carico di base perderemo la corsa alle armi sull’intelligenza artificiale con la Cina. E se la perderemo, ciò avrà un impatto diretto sulla nostra sicurezza nazionale”.“Carico di base”, o baseload, è un termine tecnico che fa riferimento agli impianti che forniscono elettricità alla rete in maniera continuativa e stabile, come le centrali a gas, a carbone e nucleari; i parchi eolici e fotovoltaici, invece, sono variabili perché dipendono dal meteo. È vero che la generazione rinnovabile non riesce da sola a soddisfare la domanda energetica dei data center, che richiedono una fornitura costante di elettricità, a ogni ora del giorno.L’intelligenza artificiale fa salire i consumi elettrici (ma non la quota del carbone)La necessità del carico di base è insomma l’appiglio sfruttato dall’amministrazione Trump per promuovere il carbone, con il segretario dell’Energia Chris Wright che dice di aspettarsi che molte centrali alimentate con questo combustibile posticiperanno la chiusura per soddisfare la domanda elettrica dei centri dati. Ma negli Stati Uniti il carbone era stato messo fuori mercato già dal gas naturale, abbondante ed economico, prima ancora dell’avvento delle rinnovabili. Il declino strutturale del beautiful, clean coal in America è evidente pure dal crollo del numero dei minatori, scesi a meno di 40mila nel 2025 rispetto ai 57mila del 2015.Intanto, la Energy Information Administration (un’agenzia statistica del governo americano) prevede che i consumi elettrici degli Stati Uniti, dopo aver raggiunto un livello record nel 2025, cresceranno ulteriormente nel 2026 e nel 2027, passando da 4.195 miliardi di kilowattora a 4.397 miliardi di kWh. L’aumento è dovuto sia alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, appunto, che alla generale tendenza all’elettrificazione.Ma la crescita dei consumi non si tradurrà in una ripresa del carbone, la cui quota nel mix – sempre secondo la Energy Information Administration – scenderà anzi dal 17% del 2025 al 16% nel 2026, fino al 15% nel 2027. Il gas e il nucleare rimarranno stabili, rispettivamente al 40% e al 18%, mentre la generazione rinnovabile aumenterà dal 24% dell’anno scorso al 25%, raggiungendo il 27% nel 2027.
Trump guarda al carbone, mentre gli statunitensi accendono il solare
Nonostante il sostegno della Casa Bianca alle fonti fossili, per la prima volta il fotovoltaico supera il carbone nella produzione elettrica. Il sorpasso racconta anche la trasformazione in atto nel sistema energetico degli Stati Uniti






