MONTEBELLUNA (TREVISO) - A fare il geometra, Ennio Corazzin ha cominciato subito dopo il diploma, nello studio dello zio Giulio, che allora si trovava in via Palladio. Poi, nell'85, quando problemi cardiaci se lo sono portato via ancora giovane, gli è subentrato, trasferendo qualche anno dopo la sede nella centralissima piazza Aldo Moro. In quello studio tecnico, ma anche nei Comuni e nei cantieri della zona, il geometra ha, per oltre quarant'anni, costruito conoscenze, relazioni, legami, facendosi stimare e apprezzare non solo per la professionalità, ma anche per l'umanità. E quando, martedì, la sua vita si è fermata nel terribile incidente di Musano, Ennio, a 65 anni, era ancora pienamente attivo, anche se stava preparando il passaggio generazionale. «Suo figlio si era laureato in architettura ed era pronto a prendere il suo posto allo studio - spiega un amico - portando avanti l'attività e i rapporti di fiducia che aveva creato». Rapporti solidi, costruiti con onestà. Non a caso, ieri il Comune di Montebelluna, ma anche quello di Trevignano e gli altri della zona, si sono tinti di nero alla tragica notizia della scomparsa.
«Ho ricevuto 200 telefonate - dice il geometra comunale di Montebelluna Adriano Varaschin, indubbiamente commosso - tutti piangevano. Per molti, me compreso, Ennio era prima di tutto un amico. Era qui in Comune praticamente ogni giorno. Qualche giorno fa abbiamo fatto assieme un sopralluogo. Si distingueva, innanzitutto, per essere una persona gentile ed educata, oltre che un professionista serio».Ad accusare il colpo con particolare emozione e dolore è stato un altro professionista, Bruno Cadorin. Nel 2021 Bruno ha rischiato la vita a causa del Covid, uscendone dopo 193 giorni di ricovero, 85 in terapia intensiva e 18 di coma farmacologico. Ed Ennio è stato al suo fianco. «Durante la mia malattia - racconta Bruno - ha trascurato il suo lavoro per me. Quella con lui è stata un'amicizia che va oltre la professione; quello che dovevo fare io, Ennio lo sapeva: bastava che uno dei due si iscrivesse a un corso per geometri e lo faceva anche l'altro, ma ci confrontavamo molto anche sulla vita, sulle difficoltà di lavoro, sui rapporti con i clienti. Qualche giorno fa eravamo un po' giù per questioni lavorative e abbiamo deciso che era meglio andare a fare una cenetta. Così è stato». I racconti Estremamente provato dalla notizia a livello personale anche Franco Bonesso, ingegnere e sindaco di Trevignano, che lavora con Alessandro Corazzin, cugino di Ennio. A dirgli che proprio nel suo Comune era morto un amico è stato lui. «Di Ennio conservo ricordi bellissimi - spiega Bonesso - Era una persona buona e vera, di quelle che lasciano un segno in chi le incontra. Un professionista capace e preparato, ma soprattutto onesto e umano, capace di metterti a tuo agio fin dal primo momento. È stato tra i primi a darmi fiducia quando ero appena laureato, e di questo gli sarò sempre grato. La sua scomparsa è una grave perdita, per chi gli ha voluto bene e per quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di lavorare al suo fianco».Anche il geometra Pierluigi Sartor ha perso un amico. «Con lui ho condiviso anche la passione del calcio - racconta -. Era un mio vicino di casa quando vivevo in famiglia a Montebelluna e facevamo il torneo delle contrade con la stessa borgata. Perdiamo una bella persona prima che uno dei più apprezzati professionisti del Montebellunese, un riferimento per tutti noi: c'era sempre quando avevo bisogno di qualcosa». Lo stesso ritratto emerge anche nel quartiere di San Gaetano. «A livello parrocchiale - racconta Flavio Cima - era sempre pronto a dare una mano». E persino i vicini di casa, suoi dirimpettai, raccontano con le lacrime agli occhi del sessantacinquenne. Tornando in piazzetta Aldo Moro, nel bar dove anche lui andava a bere il caffè, i suoi conoscenti rimangono in silenzio. Sulla porta del suo studio, dove nessuno per ora ha il coraggio di entrare, l'avviso che riporta soltanto: "Chiuso". Il motivo di quell'assenza, ormai, lo conoscono tutti.







