I giudici hanno condannato l'uomo che - tra le altre cose - aveva accusato la lavoratrice di fingere la malattia
Doppio risarcimento per una lavoratrice che aveva subito insulti e accuse dal datore di lavoro. La corte d’Appello di Firenze ha stabilito che le spetta non solo l’indennità per il danno alla salute psicologica, ma anche quello per la lesione della propria dignità e reputazione professionale.
La vicenda
Il caso arrivato davanti ai giudici di appello riguarda una donna che lavorava in una panetteria della provincia di Pisa e che che per anni aveva ricevuto insulti e accuse di simulare la malattia da parte del suo datore di lavoro. La donna era stata assunta nel 2019 come apprendista e, secondo quanto ricostruito in giudizio, fin dall’inizio del rapporto di lavoro sarebbe stata oggetto di «offese, scherno, aggressioni verbali, minacce di licenziamento» e contestazioni disciplinari ritenute infondate. Il datore di lavoro le cambiava spesso sede e orari di lavoro, rendendo difficile l’organizzazione della vita quotidiana.
La situazione avrebbe provocato nella donna un grave stato di stress. Dall’agosto 2020 la lavoratrice aveva iniziato un percorso di psicoterapia e, dal dicembre 2021, si era assentata per un «disturbo d’ansia». Nonostante la malattia, secondo quanto emerso nel processo, il datore di lavoro avrebbe continuato a rivolgerle messaggi offensivi. Nel giugno 2022 era poi arrivato il licenziamento per superamento del periodo di comporto, ossia il periodo massimo di giorni di malattia.







