Sono rari, aggressivi, e colpiscono soprattutto ragazze giovani, spesso ancora in età fertile. I tumori germinali maligni dell'ovaio rappresentano appena l'1-2% di tutti i tumori ovarici, ma proprio per la loro rarità sono rimasti a lungo poco studiati, con dati insufficienti per definire con precisione le strategie terapeutiche più efficaci. Ora uno studio internazionale pubblicato sul Journal of Clinical Oncology fa luce su questi tumori con la più grande casistica disponibile a livello globale per pazienti con malattia avanzata.
La ricerca è frutto della collaborazione tra l'Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, nell'ambito del network Mito (Multicenter Italian Trials in Ovarian Cancer), e il Charing Cross Hospital di Londra. Protagonisti del lavoro sono, per la parte italiana, Alice Bergamini, prima autrice dello studio, e Giorgia Mangili, co-coordinatrice della ricerca, insieme a Michael Seckl del Charing Cross Hospital.
Dati solidi su una malattia rarissima
Fino ad oggi la gestione clinica di questi tumori si basava su casistiche frammentate e studi di piccole dimensioni. A differenza dei tumori germinali del testicolo, per i quali esistono sistemi prognostici consolidati e riconosciuti a livello internazionale, nella versione femminile della malattia mancavano dati abbastanza robusti da consentire una stratificazione accurata del rischio e una personalizzazione reale dei trattamenti. “I tumori germinali dell'ovaio sono patologie rare e complesse, che richiedono ricerca condivisa e collaborazione internazionale”, sottolinea Bergamini. Proprio perché i casi sono pochi e distribuiti in diversi centri, costruire reti collaborative diventa quindi fondamentale per raccogliere dati solidi e migliorare la cura delle pazienti.






