Dal 25 giugno è possibile comprare la propria copia (per poi fissare l’icona sulla propria console fino a novembre) digitale o fisica. Ok, fin qui niente di male. Se non fosse per una sorpresina: nella copia fisica non ci sarà il disco

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Questa volta i boomer non c’entrano, sebbene già la parola boomer abbia perso ogni significato generazionale, ormai sei un boomer anche se negli anni Ottanta avevi diciotto anni e ascoltavi David Bowie, Prince, Madonna, Michael Jackson o i Queen e dici che la trap fa vomitare (boomer in molti contesti sta diventando un complimento). Questa volta c’entrano i giovani, i nativi digitali, che grazie ai preorder di GTA VI, il gioco più atteso da anni, sono entrati in rivolta: dal 25 giugno è possibile comprare la propria copia (per poi fissare l’icona sulla propria console fino a novembre) digitale o fisica. Ok, fin qui niente di male. Se non fosse per una sorpresina: nella copia fisica non ci sarà il disco.E allora cosa cavolo c’è? La mappa, un gadget, e soprattutto un codice, che servirà a scaricare il gioco. A che serve allora la copia fisica? Un feticcio, penserete. Una scatola con un codice che un giorno magari avrà un valore collezionistico. No, perché una volta aperta sarebbe come la copertina di un vinile senza disco, che potrà ascoltare solo l’acquirente inserendo un codice su Apple Music o Amazon Music o Qualsiasi Cosa Music. Potrà ancora avere un valore, come un’action figure che abbiamo scartato, ma una volta usato il codice non conterrà più una copia rivendibile del gioco (è marketing, bellezze).No, non sono i “boomer” (qualsiasi cosa significhi questa parola, sono boomer Steve Jobs o Bill Gates che vi hanno messo in mano gli strumenti per scrivere qualsiasi cazzata al mondo), sono i ragazzi che si stanno accorgendo di una cosa molto semplice: compri qualcosa, e quel qualcosa non è tuo. La “copia fisica” del mitico GTA VI è una licenza d’uso quanto una scatola di Office (e nessun patito di Microsoft si conserva una scatola di Office per feticcio). Perché per essere tuo dovresti anche poterlo rivendere, per esempio. Tra l’altro arrivano segnali anche dalla Generazione Z (che palle queste generazioni) e dintorni appassionati di musica: secondo un sondaggio di Vinyl Alliance condotto tra appassionati di musica, il 76% dei giovani intervistati compra un vinile al mese e l’80% possiede un giradischi (ne deduco che ci sarà un 20% senza giradischi che forse compra vinili solo per guardarli, che è comunque più sensato che comprare una scatola di GTA VI senza disco).Questi giovani si stanno accorgendo del valore (“essenzialismo”, direbbe Giorgio Vallortigara) dell’oggetto in sé. Adori un film? Lo compri su una piattaforma, teoricamente è tuo, praticamente fallisce la piattaforma, o non hanno più i diritti, e sparisce la tua copia, puff. L’oggetto fa parte dell’uomo. Anche il feticismo per l’oggetto. Nell’arte, nella letteratura, nella musica (perfino ai tempi della clava, chi ce l’aveva migliore sopravviveva).