Milano - Nella giornata di festa di San Giovanni Battista, santo patrono di Genova, la Superba conquista San Siro. Lo fa attraverso il suo alfiere «esuberante e logorroico, con un flow da fenomeno», Tedua, che a dieci anni dal mixtape che gli ha cambiato la vita, "Orange County", si prende la Scala del calcio italiano e la trasforma nel tempio della sua musica. È una celebrazione del percorso che lo ha portato fin qui e della terra da cui è nato il suo immaginario. Stelle liguri Sul palco, davanti a 52mila persone, salgono gli amici di sempre, Bresh, Disme e Vaz Tè, ma anche il nuovo talento della scena genovese, Sayf, e una delle regine del pop italiano, Annalisa. Un grande raduno di stelle liguri nel cuore della città della Madonnina a cui prendono parte, tra gli altri, anche i "fratelli" milanesi Rkomi, Sfera Ebbasta, Lazza, con cui Mario Molinari, questo il suo vero nome, dieci anni fa ha preso d'assalto il mainstream, accendendo la miccia della "rivoluzione trap". «Roccia, ho portato il mare a Milano», canta in "Lingerie", uno dei brani simbolo del suo repertorio. È un momento d'oro per Zena e per la Liguria: dopo i 90mila di Olly a Genova, ora è toccato a Tedua, a breve sarà il turno di Bresh, 20mila persone in quattro date al Porto Antico, c'è poi il nuovo tour di Alfa, quello di Sayf e Anna, e il San Siro di Annalisa nel 2027. Quello di Tedua è un concertone dal significato particolare. Non è il live di un fenomeno esploso all'improvviso grazie ai numeri dello streaming o alle dinamiche del mercato. È il traguardo di una carriera costruita nell'arco di un decennio, tra mixtape, album, sacrifici e chilometri percorsi. È il coronamento di un cammino lungo e coerente, non un fuoco d'artificio destinato a spegnersi in fretta. Nelle sue prime interviste raccontava con gli occhi pieni di speranza che, non avendo alle spalle una famiglia benestante o patrimoni su cui contare, avrebbe dovuto puntare tutto sul rap, letteralmente per "salvarsi". Ed è proprio il rap a rimanere la sua stella polare. L'evento di San Siro è prima di tutto un live con al centro questo genere, spesso sacrificato da molti artisti per prendere strade più facili, derivative e pop. Certo, anche nella scaletta di Tedua non mancano brani più aperti e trasversali come "Red light", "Soffierà" o "Beatrice", ma sono coerenti perché la struttura principale dello show si fonda sull'attitudine che lo ha reso uno degli artisti più riconoscibili della sua generazione. Nella sua musica c'è un allargamento di confini, ma mai un tradimento del mondo d'origine. il mixtape Ryan Ted «Sono cresciuto con la musica e con il rap che apriva degli orizzonti, che faceva quasi da enciclopedia a chi magari non aveva la possibilità di approfondire. Noi, in piazza, per capire le dinamiche delle strade, ascoltavamo i Club Dogo. Oggi il rap invece è, a maggioranza, intrattenimento ed esercizio di stile. Io, evolvendomi, disco dopo disco, voglio arrivare a fare canzoni con un'intelligenza emotiva talmente forte da poter scuotere il Paese», ci ha raccontato l'artista cresciuto tra Arenzano e Cogoleto all'uscita del suo ultimo mixtape "Ryan Ted". Prima che il rapper compaia, si vedono immagini di un ragazzino in bicicletta che passa tra i vicoli di Genova. Come sfondo il mare. Il video si chiude con il bimbo che fa con la mano il simbolo della crew "Wildbandana". L'inizio dello show, contraddistinto da ampi ledwall, delimitati dalle riproduzioni di grandi palazzoni, è emblematico: "Buste della spesa", "Lo sai", "La legge del più forte", "Sangue Misto", "Blueface". Brani che raccontano la sua figura di rapper motivazionale che il pubblico gli riconosce da anni: «Il futuro è in mano ai deboli che si sono fatti coraggio», è uno dei suoi motti. Una parte importante dei suoi fan, infatti, vede nelle sue canzoni una narrazione di riscatto personale, la dimostrazione che determinate difficoltà possono essere superate. Non è un caso che una delle frasi che più lo rappresentano, che molti fan sono arrivati anche a tatuarsi, sia: «Fate in modo che la vostra umiltà non si trasformi in insicurezza e che la vostra sicurezza non si trasformi in arroganza». La app dei suoi fan Il rapporto con il pubblico, che è uno spettacolo nello spettacolo, è uno degli elementi più impressionanti della serata. Lo dimostra il Tedua Fan Club, guidato dalla madre dell'artista, Elena, che è tra i più organizzati dell'intera scena rap italiana, capace di realizzare delle coreografie sugli spalti e perfino di sviluppare una propria applicazione, Tedua ID, realizzata da Mioo Tech. Attraverso la piattaforma i fan ricevono comunicazioni esclusive, accedono a contenuti dedicati e ottengono vantaggi pensati per chi desidera vivere il progetto artistico andando oltre il semplice ascolto o la presenza a un concerto. È un modello quasi unico nel rap italiano e testimonia quanto la forza di Tedua non risieda soltanto nelle canzoni, ma nella capacità di aver costruito negli anni una vera comunità.