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Massimiliano Nerozzi, inviato a Miami

La Fifa ha indicato un tasso di occupazione del 99,54 per cento per le prime 36 partite, in stadi con bagni puliti, parcheggi, ristoranti inclusivi, zone di preghiera e schermi davvero maxi

DAL NOSTRO INVIATOMIAMI — Pare davvero un altro pianeta, questo degli stadi made in Usa, dalla Mercedes Benz Arena di Atlanta, una specie di Forum di Assago moltiplicato per cinque, al Sofi Stadium di Los Angeles, un'astronave full optional: bagni che non sembrano campi di battaglia, senza code da barriera di Melegnano per andarci, buona visuale da qualsiasi posto (che tu abbia pagato 60 o 2.735 dollari), maxischermi per i replay meglio di una multisala, scale mobili e, that's incredible (per l'Italia), sconfinati parcheggi per auto e bus (non gestiti dalla criminalità organizzata). Un panorama senza sorprese per chi s'interessa di football americano — quello che ha prestato casa al Mondiale — o di baseball, sconfortante per il medio viandante del pallone, soprattutto alla luce del prezzo dei biglietti per alcuni big-match di serie A, a fronte di impianti al limite della presentabilità. Con l'unica eccezione, secondo le richieste della Uefa per la candidatura a Euro 2032, dell'Allianz Stadium.