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Leonard Berberi, inviato a São José dos Campos (Brasile)

Viaggio negli stabilimenti del terzo produttore di jet (anche privati) vicino San Paolo. E la scommessa di passare dai velivoli regionali ai narrowbody sfidando gli A320 e i 737

Nel capannone di finitura dello stabilimento di Embraer tre E195-E2 nuovi di zecca aspettano di essere consegnati ai loro nuovi proprietari: la brasiliana Azul, la lussemburghese Luxair e la sudafricana Airlink. Un quarto velivolo a corridoio singolo, per la sudamericana Latam, aspetta in un altro edificio. Mentre un quinto jet, anche questo non ancora consegnato al committente — la canadese Porter Airlines — è stato utilizzato per giorni dalla società costruttrice per trasportare clienti (attuali e potenziali) e giornalisti sui voli speciali tra Rio de Janeiro e questo posto a un’ora da San Paolo.

Il terzo incomodoÈ qui che Embraer prova a farsi largo nel segmento dei velivoli a corridoio singolo, oggi dominato dai colossi Airbus e Boeing (con cui peraltro ha provato a mettersi insieme, senza successo), intaccando in particolare il primato dell’A220 del costruttore europeo: jet più piccolo degli A320/A321 oggi utilizzati da easyJet e Wizz Air, Ita Airways e Lufthansa, o dei Boeing 737 e 737 Max di Ryanair e United Airlines. Pochi giorni prima, a Rio, il logo del costruttore brasiliano era stato proiettato sulla statua del Cristo Redentore — con tanto di benedizione di un prete locale — alla vigilia del vertice annuale dell’International Air Transport Association (Iata).