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Una polemica politica che è poi sfociata in una coraggiosa denuncia. È l’origine delle indagini che martedì scorso hanno portato agli arresti domiciliari Lillo Pistone, sindaco di Spadafora e i fratelli Angelo e Benedetto Bonaffini, considerati vicini ai “Barcellonesi” finiti agli arresti domiciliari con le pesanti accuse, a vario titolo, di scambio elettorale politico mafioso e corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso. Pistone, poche ore dopo l’esecuzione della misura cautelare, è stato sospeso dalla carica con decreto prefettizio.
Nell’inchiesta figura anche un’insegnante di 51 anni, che non è destinataria di misura: insieme al sindaco è indagata per un’altra ipotesi di corruzione per un atto contrario a doveri d’ufficio.
Gli interrogatori dei tre arrestati sono stati fissati per mercoledì prossimo. Pistone e i fratelli Bonaffini, assistiti dall’avvocato Salvatore Silvestro, dovranno comparire davanti al gip Salvatore Pugliese che ha disposto le misure cautelari e potranno decidere se rispondere o meno alle contestazioni.
Le indagini dei militari della Compagnia di Milazzo, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina diretta dal procuratore Antonio D’Amato sono iniziate a seguito di una denuncia presentata ai carabinieri ad aprile 2024, qualche mese prima delle elezioni comunali di Spadafora che si sono tenute l’8 e il 9 giugno di quell’anno. A parlare di un clima elettorale teso era stata l’ex sindaca Tania Venuto che in quella tornata elettorale era candidata alla carica di primo cittadino ma che non fu eletta. Attualmente è consigliera di opposizione.











