«Non mi ha mai in nessuna epoca, ovvero prima, durante e dopo le elezioni, chiesto nulla e io non ho mai chiesto voti», così ha esordito Letterio Pistone, sindaco di Spadafora, sospeso dalla Prefettura di Messina, dopo l'arresto ai domiciliari con l'accusa di scambio elettorale politico-mafioso con i fratelli Angelo e Benedetto Bonaffini.
Entrato alle 12.45, dopo più di due ore, è uscito dall'aula H del Tribunale di Messina, dove è stato interrogato dal gip Salvatore Pugliese, alla presenza dei pm Pietro Vinci e Francesco Massara, e del suo legale Salvatore Silvestro. Prima di lui sono stati sentiti i due fratelli Bonaffini, e anche loro hanno rigettato le accuse. Durante l'interrogatorio Pistone ha anche dato la sua versione di alcune intercettazioni contenute nell'ordinanza di custodia cautelare. Niente più che qualche caffè assieme, questa è stata la versione del primo cittadino di Spadafora, che in nessun caso avrebbe agito favorendo i Bonaffini.
L'indagine della procura di Messina, partita dalla denuncia dell'ex sindaca Tania Venuto, avrebbe svelato un patto corruttivo tra il sindaco e i due fratelli Bonaffini, considerati contigui al clan mafioso dei Barcellonesi. I figli di Angelo Bonaffini sono in carcere con accuse definitive per reati di mafia. Angelo Bonaffini è il padre di Antonino, detto Ninetta, e Salvatore Bonaffini, entrambi in carcere: Salvatore condannato a 10 anni nell'operazione Predominio, Ninetta a 20 anni per l'operazione Nemesi.






